Monopoli: ArteDonna presso la Galleria Spaziosei

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In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Galleria SPAZIOSEI di Monopoli, con il patrocinio della Città di Monopoli, promuove dall’8 marzo al 7 aprile 2018 negli spazi espositivi di via Sant’Anna n. 6 la decima edizione di ArteDonna, per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, nonché le discriminazioni e le violenze cui le stesse sono ancora oggetto in molte parti del mondo. La mostra, curata da Mina TARANTINO, intende celebrare il binomio Donna e Arte attraverso varie espressioni artistiche e creative al femminile. Un percorso trasversale tra generazioni e linguaggi diversi, costituito da opere di artiste provenienti da ogni parte d’Italia, che promuove ed evidenzia il ruolo della donna nell’Arte Contemporanea. Santa FIZZAROTTI SELVAGGI scrive nel testo critico: «Con emozione siamo al decimo anniversario di un evento artistico molto significativo dal titolo “ArteDonna”. Le Muse erano di genere femminile e la storia spesso le ha messe a tacere: Mina Tarantino ripropone la centralità della generatività femminile che si esprime attraverso il prendersi cura dell’Altro, nutrendolo non solo di latte ma anche di conoscenza. Hestia custodiva il fuoco da Prometeo rubato a padre Zeus, fuor di metafora alla donna sempre è toccato il compito di tramandare alle nuove generazioni leggende, racconti, tradizioni e storia intorno al sacro fuoco dell’amore. Le artiste Vittoria Arena, Antonia Campanella, Patrizia D’Orazio, Annamaria Di Terlizzi, Maria Teresa Illuminato, Annamaria Ippolito, Gianna Maggiulli, Maria Martinelli, Magda Milano, Lucia Rotundo, Rosemarie Sansonetti, Laura Scaringi, Arianna Spizzico, Anna Maria Suppa, Pierfederica Verdegiglio, con coraggio espongono i loro pensieri consapevoli però del loro non facile ruolo. Ancor oggi i mercanti, i galleristi e i critici preferiscono, non a caso, gli artisti, e non le artiste, quando si tratta di rinnovare il mercato dell’arte. Artemisia Gentileschi, la figlia del pittore caravaggesco Orazio Lomi, detto Gentileschi, è ricordata per la sua grande maestria: ma spesso se ne parla a causa di uno dei più famosi processi per stupro della storia, e dunque per una questione intima e personale. E così per tutte le altre, con ragioni differenti, a cominciare da Rosalba Carriera, del XVII secolo, per finire all’affascinante Berthe Morisot, la grande pittrice del XIX secolo che irritò i critici del tempo per la sua partecipazione alla mostra degli Impressionisti organizzata presso lo studio di Nadar. Così come non si può non ricordare, tra tutte, Maria Clémentine Valadon, nota come Susanne Valadon, la cui bravura e intelligenza furono molto apprezzate da Degas. Susanne, dal temperamento forte ed energico, fu la modella di molti famosi artisti, ma soprattutto fu una grande disegnatrice, raffinata interprete delle linee strutturali del post-impressionismo. La si ricorda spesso soltanto come la madre del celebre Utrillo. Ma interessante è quanto la stessa Valadon ebbe a confidare ad un suo amico durante la mostra di alcune note pittrici: “Anche le donne di Francia possono dipingere, non è vero?… Ma sai.., io penso che forse il Signore ha fatto di me la più grande pittrice francese” La storia delle arti, per esempio, ha riconosciuto alla donna la capacità di scrivere poesie: vale per tutte la meravigliosa Saffo, alla quale si sono ispirati molti poeti lirici. In realtà la poesia è l’espressione della più profonda malinconia: non a caso è stata la stessa Saffo a scrivere “io dico che qualcuno si ricorderà di noi”. La pittura, la musica, l’architettura, apparentemente più “immortali” della poesia ed anche più legate alle vicende economiche, sono state un “territorio” maschile. Ma così scrive Paul Klee in una sua breve lirica: La mia testa brucia da saltare. / Uno dei mondi! che nasconde! deve nascere. / Ma prima di creare! devo soffrire. Arte, dunque, come possibilità di generare una parte di sé per poi ritrovarsi attraverso l’Altro da sé. Le artiste del nostro tempo, pertanto, si confrontano con il mondo, ancor in parte, androcentrico dell’arte, convinte che questo, pur essendo declinato al maschile, rimane pur sempre per principio femminile. L’arte è un enigma. L’universo femminile è, dunque, il luogo in cui tale enigma incontra veramente le sue origini.»

La mostra sarà inaugurata giovedì 8 marzo alle ore 18.30 e resterà aperta sino a sabato 7 aprile 2018. Orario: da martedì a sabato ore 17.30 – 20.30 (lunedì chiuso) Info:080.802903 – 339.6162515 – spazioseimonopoli@gmail.com

Marcella Dibello

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