Cristian Iaia risponde a Giovanni Martellotta e non è una dedica d’amore……

Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere Cristian Iaia in risposta ad alcune affermazioni di Giovanni Martellotta: <<Rimango esterrefatto da quanta cattiveria possa aver suscitato nel coordinatore cittadino di Forza Italia, Giovanni Martellotta, una confidenza da me rilasciata ad un giornalista locale, nella quale prendevo le distanze dalla corsa alla poltrona suscitata dalle imminenti elezioni del consiglio metropolitano ed auspicavo una scelta nel solco del rinnovamento della politica, ipotizzando la candidatura (a solo titolo di esempio) della consigliera comunale, Ilaria Morga. Mi hanno insegnato che doti fondamentali per un politico, e non solo, sono la moderazione, l’educazione e la pazienza. Fedele a questo insegnamento, mi limiterò a replicare con qualche breve appunto all’offensivo, sgarbato, presuntuoso e farneticante comunicato stampa diffuso da Giovanni Martellotta, firmatosi in qualità di coordinatore monopolitano di Forza Italia, ma che probabilmente parla in difesa ed a nome della sua potente famiglia (dato che buona parte del partito ha già preso le distanze dal suo operato), riservandomi la possibilità di ricorrere ai rimedi che la legge mi consentirà per le accuse personali (e che nulla hanno a che vedere con la politica) offensive della mia dignità professionale e morale. Qualcuno ben più in alto della tua famiglia, caro Giovanni Martellotta, un giorno ebbe a dire: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo?”. Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio ed allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. La morale, caro Giovanni Martellotta, lascia che a spiegartela sia uno degli alti prelati vicini alla tua famiglia. Io non sono in grado. Non ho un lavoro. Questo grave peccato originale, stante alle tue parole, non mi dovrebbe permettere di mettermi al servizio della mia comunità. Non dovrei poter fare il politico. Dovrei accomodarmi in panchina, reietto. E come me dovrebbe fare più della metà dei monopolitani che non ha un posto fisso, magari in banca, come con tanta fatica, merito e sudore hanno fatto i tuoi fratelli e come, forse, sarebbe anche tua aspirazione fare. Caro Giovanni, qui non si tratta di buona o cattiva politica, qui si tratta di cattiveria, punto e basta. Quella cattiveria con cui in poche righe sei riuscito ad offendere non solo me, ma anche il passato tuo e della tua famiglia. Quella cattiveria che sta aprendo gli occhi a tanti cittadini dell’agro, allontanandoli politicamente dalla tua famiglia, dopo avervi serviti per anni ed assecondato le vostre battaglie politiche, apparentemente per il bene della comunità, di fatto sempre a vantaggio Vostro. Politici asserviti ai poteri economici, disonesti e compromessi. Un identikit che dovrebbe essere a te più familiare, soprattutto guardando a chi in questi anni ha dettato legge in città e nell’agro. Da te, Giovanni Martellotta, non accetto lezioni. Sei troppo nervoso. Sarà forse per le brutte figure rimediate dalla tua famiglia con la banca locale e con il comitato Festa Patria? O sarà perché, nonostante la tua famiglia sia immensamente più potente della mia, alla fine anche tu, se si eccettua per una poltrona nell’Oleificio Cooperativo e per la carica di coordinatore cittadino di Forza Italia, lavorativamente parlando non hai tutta quella stabilità ed indipendenza di cui ti vanti?Quello che ho, poco o tanto che tu possa giudicarlo, me lo sono guadagnato sempre onestamente e con il lavoro della mia fronte, senza l’aiuto di “papino”.Infine un consiglio. In futuro evita di farti scudo della carica politica che ricopri, perché con i comunicati che scrivi e diffondi alla stampa ricopri di ridicolo non solo te stesso e la tua famiglia, ma anche il partito, specie quando i comunicati stampa sono pieni di errori di grammatica. “Vizi” si scrive con una z. “A noi figli” si scrive con la a, senza h davanti. Sarà forse perché lavori troppo?>>.