Monopoli, don Franco Ratti, il ricordo di M. Mastronardi

Don Franco Ratti è morto il 9 maggio 2011, riportiamo il ricordo pubblicato da Mariangela Mastronardi sul suo profilo fb.

Sono trascorsi 9 anni e noi suoi amici ci chiediamo sino a quando continuerà questo comodo oblio da parte della chiesa gerarchica locale. In questi nove anni abbiamo raccolto sempre e solo attestazioni di amicizia e di stima da parte di donne e di uomini che nella loro vita hanno incrociato lo sguardo di cielo di don Franco e le sue suggestioni assetate di luce e di eternità. Ma dalla chiesa di sistema, escluse alcunissime belle eccezioni, il silenzio assoluto.
Don Franco non ha attraversato l’esistenza terrena trastullandosi nella mediocrità ma ha testimoniato una Chiesa che cammina insieme come popolo, che riconosce la soggettività di tutti e che fa dell’annuncio un modo per far sentire l’altro un fratello ritrovato. Grande studioso, formatosi alla scuola di mons. Carlo Ferrari(con lui nella foto) e dei gesuiti, laureatosi in Filosofia della Storia con Emanuele Severino e Italo Mancini all’Università Cattolica di Milano, è stato uno strenuo difensore della primavera ecclesiale annunciata dal Concilio Vaticano II. Ha sofferto tanto nel vedere mortificati i frutti del Concilio e in tutti i suoi scritti, rintracciabili nel sito internet www.mocova.org, ha sempre mirato a sollevare l’attenzione su alcuni temi nevralgici come la destrutturazione del papato, la semplificazione e coralizzazione della Messa sempre più Cena, il ruolo comprimario delle donne rispetto agli uomini e dei laici rispetto al clero nella comunità cristiana. Il suo costante e appassionato richiamo al discernimento e alla sinodalità, avrebbe potuto riconsegnarci una Chiesa che sa avere visioni e profuma di futuro. Dal marzo 2013, la riforma della Chiesa auspicata da don Franco è evocata dai gesti e dalle parole di papa Francesco che, con coraggio, ha ripreso la sfida del ritorno a una chiesa evangelica tanto da riproporre la locuzione latina Ecclesia semper reformanda est quale generatrice di una chiesa inclusiva e della misericordia.
L’arroccamento della chiesa locale che evita da anni il dialogo, malgrado sia stato da noi più volte caldeggiato, e che liquida l’esperienza religiosa e mistica di don Franco (don Franco scelse nel luglio 2010 di nutrirsi solo di eucarestia per 284 giorni) bollandola come esercizio di rottura ed esaltando, di contro, l’unità della chiesa spesso intesa come uniformità di opinioni e di identità più o meno replicate in forme standardizzate, ci lascia perplessi e dispiaciuti.
Ci accompagna la speranza che questo drammatico evento pandemico che ha frantumato il corso regolare delle cose, apra un nuovo tempo in cui la coscienza di ognuno diventi sovrana e induca a una riflessione seria capace di affrontare i temi irrisolti e ancora aperti della chiesa. La parresìa la verità e l’amore avranno sempre nuovi combattenti perché sostenuti dallo Spirito di Cristo, che non abbandona la Sua Sposa.

 

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