Monopoli, caro gasolio, protestano i pescatori

La problematica, era stata sollevata qualche giorno fa dal quotidiano L’EdicoladelSud.

I pescatori di Monopoli hanno fermato le loro imbarcazioni in porto da più giorni, per protesta contro il caro carburanti. Questa spesa va ad incidere particolarmente, su uno dei settori più importanti per la nostra regione, già ampiamente colpito da regole troppo vincolanti. «Il problema nasce a monte – spiega Cosimo Marasciulo presidente del Consorzio di pescatori “Mare Blu”, che distribuisce carburante – perché la Comunità Europea ci ha limitati nelle giornate lavorative totali da 180 all’anno a 130. Adesso è subentrato anche il gravissimo problema dell’aumento del carburante, che incide troppo sui costi totali. Un’imbarcazione, uscendo in mare, sostiene già una spesa giornaliera di carburante tra 800 e 900 euro, a cui si aggiungono la spesa dei dipendenti e altre spese. È diventato impossibile lavorare».

Con la protesta cosa volete ottenere? «È vero che siamo in un momento particolare, dovuto alla guerra in atto alle nostre porte, ma questa spesa carburante non ci permette di lavorare. Io rappresento un consorzio di pescatori, tra i pochi in Italia, che conta 20 imbarcazioni, e ogni anno registra zero costi. Se abbiamo utile, lo distribuiamo tra gli iscritti, riducendo il prezzo del carburante. Adesso stiamo cercando di avere altri sgravi fiscali, abbiamo già un prodotto senza accise e senza iva, per poter abbassare i costi totali, o chiediamo di non restringere a 130 le nostre giornate lavorative, per ammortizzare le spese totali su più giornate». Alle proteste in atto di camionisti e agricoltori quindi si unisce anche la categoria dei pescatori, che in questo periodo si vedono pure impossibilitati a far trasportare il loro pescato. «La protesta di oggi è per il rincaro gasolio, perché incide più del 70 per cento sul fatturato giornaliero – aggiunge Clemente Damasco armatore, lavoratore e proprietario di peschereccio – la gestione di un natante, come i nostri, con l’aggiunta delle spese imposte e gli obblighi, come i tablet e le etichette, ci porta all’impossibilità di lavorare. Siamo obbligati a lavorare meno di sei mesi all’anno, ma con le spese di gestione relative a 12 mesi. Ogni imbarcazione uscendo in mare sostiene molti costi, che non riusciamo più a sostenere. Noi vogliamo lavorare, ma non ci permettono di farlo».

Cosa chiedete come categoria di pescatori? «Chiediamo di far calare questo prezzo dei carburanti e permetterci di lavorare più serenamente, senza obblighi di tempo, perché non si può sforare oltre le 15 ore giornaliere lavorative obbligatorie, entro le quali siamo tenuti a spostarci e lavorare».

Da quanto tempo va avanti la protesta? «Abbiamo cominciato venerdì scorso. Intanto alla Regione Puglia è stato aperto un tavolo di trattativa con le marinerie pugliesi, così penalizzate, le quali nei giorni scorsi hanno redatto un piano da presentare alla Regione. Queste sono ore decisive in cui si potrebbero avere novità. Non sappiamo se la protesta continuerà, per la nostra categoria stare fermi comporta un onere e i tempi della trattativa potrebbero essere troppo lunghi».

 

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