Il fascino senza tempo della “Casa Santa” a Monopoli

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Nel centro storico di Monopoli, tra il porto vecchio e la chiesa di Santa Teresa, in uno scenario da cartolina, si erge l’immobile denominato Casa Santa, di proprietà dell’Asp Romanelli/Palmieri, riaperto per qualche giorno al pubblico nel mese di dicembre, suscitando l’interesse di cittadini e turisti e, soprattutto, destando profonda commozione nell’animo di chi in quell’istituto ha passato la propria infanzia. Ma che cos’è “Casa Santa”? Si tratta di un convento risalente alla fine del 1500, per la precisione tra il 1580 e il 1588 quando alcuni religiosi appartenenti all’ordine dei carmelitani scalzi ricevettero in dono alcune case da alcuni fedeli e istituirono il Conservatorio Casa Santa. La struttura non è definita immediatamente, ma cresce con i lasciti e gli acquisti di case che i frati fecero grazie alle donazioni, soprattutto quando intorno alla metà del ‘600 entrarono a far parte dell’ordine dei membri della famiglia nobiliare Bandino. All’interno della struttura è ancora oggi visibile una lapide marmorea del 1609 nella quale si fa riferimento al vescovado di Antonio Porzio e alla funzione del convento, vale a dire di “salvare le giovani vergini dalle fauci dei lupi”. Con il consolidamento economico dell’ordine, fu edificata la chiesa di Santa Teresa nei primi anni del ‘700, chiesa alla quale il convento era collegato da una porta oggi murata. Dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, il Convento fu gestito fino agli anni 80 del ‘900 dalle suore che si occupavano dell’accoglienza e della custodia di giovani fanciulle orfane o bisognose. A questo gruppo di ragazze si affiancavano coloro che pagavano vitto e alloggio per essere ospitate nella struttura. Dopo i giorni di apertura, il portone ligneo seicentesco, riccamente lavorato, di Casa Santa, si è richiuso nuovamente non senza però aver riaperto l’album dei ricordi e della memoria confluito nell’iniziativa denominata “Frammenti”.

Cosimo Lamanna

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