PESCA – I PESCATORI ESASPERATI RESTITUIRANNO LE LICENZE ALLA CAPITANERIA DI BARI

Restituiranno le licenze di pesca alla Capitaneria di Bari. E’ il gesto, annunciato dai pescatori delle marinerie di Mola, Monopoli, Bari, Santo Spirito, Giovinazzo, Molfetta, Manfredonia e Gallipoli che oggi hanno manifestato a Bari, in Piazza Prefettura, per chiedere la revoca del regolamento comunitario 1967/2006 e della legge 154/2016 che non solo non riconoscono la tipicità del pescato dell’Adriatico ma impongono sanzioni pesanti fino a determinare la chiusura delle imprese di pesca.
Una delegazione dei lavoratori del mare ha incontrato i funzionari prefettizi, consegnando loro il seguente documento che motiva lo stato di agitazione, da inoltrare alle autorità competenti: “Le marinerie considerano inaccettabili le prescrizioni comunitarie riguardanti la taglia del pescato. Solo a titolo esemplificativo si rammenta che il Regolamento prescrive la commercializzazione del merluzzo con taglia minima di 20 cm (a differenza della precedente normativa nazionale di 11 cm) e della triglia di taglia minima di 11 cm (a differenza della normativa nazionale che prevedeva una taglia minima di 9 cm). Inoltre, evidenziamo che la misura della taglia non è legata in alcun modo al ciclo di riproduzione del pesce: se il merluzzo si riproduce nel momento in cui acquista il peso specifico superiore ai 300 grammi; per la triglia tale fenomeno si presenta un anno dopo la nascita. Non si può, quindi, identificare come novellame un pesce considerato sotto taglia dalla normativa comunitaria”.
“La categoria dei pescatori pugliesi – prosegue il documento – chiede altresì la modifica del regolamento comunitario n. 1967/2006 nella parte riguardante il sacco della rete utilizzata per la pesca, in quanto nel pare Adriatico vi è una rilevante presenza di specie che allo stato adulto risultano di modeste dimensioni. Basti solo pensare che sono attualmente censite circa 59 specie commercialmente valide nell’Adriatico solo 6 di queste sono inserite nella tabella “taglie minime” del regolamento Comunitario 1967/2006: conseguentemente una parte delle 53 specie non sarebbero pescate, utilizzando il sacco della rete previsto dalla normativa richiamata”.
“Tali problematiche – riporta ancora il documento – hanno peraltro prodotto uno scollamento tra la parte scientifica e l’intera categoria i cui risultati sono, ahinoi, sotto gli occhi di tutti. Conseguentemente, preso atto che le problematiche riguardanti le marinerie dell’Adriatico non trovano ad oggi una pronta soluzione, considerata la rilevante incidenza che l’intero settore della pesca ha sul sistema sociale ed economico non solo dell’intera Regione Puglia, ma di tutta la filiera italiana. Pertanto rivolgiamo un accorato appello affinchè si possano trovare soluzioni necessarie ad urgenti a tutela dell’intero settore, a partire da una sospensione temporanea dell’attuazione del Regolamento Comunitario 1967/2006 anche al fine di eseguire le opportune ed ulteriori verifiche sulla sua applicazione. Inoltre si chiede con la massima urgenza la modifica della legge 154/2016 che disciplina il quadro sanzionatorio della pesca”.
Questi rilievi, che vengono sottoposti da anni alle parti politiche, burocratiche e scientifiche, continuano a non ricevere risposte. Per questo i pescatori hanno deciso di restituire le licenze di pesca alla Capitaneria di Porto di Bari, la stessa che da settimane con le sue motovedette sta comminando pesanti sanzioni ai pescherecci pugliesi, applicando le contestato norme nazionali e comunitarie.

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