Monopoli, per un buon carnevale ci vuole unità non polemiche

E’ calato il sipario sul carnevale monopolitano o, meglio, su “i carnevali monopolitani”, visto che uno si è svolto nel nucleo urbano e l’altro nell’agro. Non è mancata qualche polemica sollevata a proposito del Carnevale cittadino, polemiche legate, a parere di qualcuno, a un eccessivo esborso di denaro pubblico. Senza voler entrare nel merito delle ragioni che hanno alimentato questa “polemica”, ci pare doveroso segnalare, invece, la situazione relativa ad una bella tradizione monopolitana, quella, appunto, del Carnevale dei bambini di Monopoli e nel far questo non possiamo che esprimere apprezzamento per l’impegno da parte degli organizzatori. Si poteva fare meglio? Probabilmente sì, ma quante proposte alternative sono state fatte all’amministrazione? Quanta gente era disposta a impegnarsi? Si è speso tanto? L’associazione organizzatrice produrrà apposita rendicontazione per essere liquidata e il dirigente comunale preposto vigilerà sulla sua regolarità, quindi, fine della quaestio. Resta invece un’altra questione, quella di una città che non sa tutelare le proprie tradizioni, che non sa investire su di esse per riprenderle e rivalutarle e il Carnevale dei Bambini di Monopoli è una di queste. Fu mons. Carlo Ferrari a dar vita a questa tradizione, che si caratterizzò subito per il suo essere incentrata sopratutto sui bambini, i veri protagonisti, piuttosto che sulla qualità dei carri dove la partita con il Carnevale di Putignano sarebbe stata impari. Ed è proprio su questo solco che l’associazione Il Setaccio, ormai diversi anni fa, iniziò a lavorare con serietà e pazienza, portando avanti la ricostruzione storica e l’aspetto tecnico qualitativo e organizzativo, coinvolgendo parrocchie, scuole, semplici cittadini, città e campagna, tutti desiderosi di contribuire alla rinascita di una parte della storia cittadina. L’esperimento riuscì perfettamente, il Carnevale dei bambini di Monopoli tornò a riempire piazza Vittorio Emanuele, le coreografie e i carri allegorici raggiunsero anche buoni livelli poi, la fine del sogno, complice anche una classe politica che non volle più sostenere l’iniziativa, prova ne é che i carri sono andati distrutti. E da qui che si deve ripartire se si vuole riprendere il Carnevale monopolitano così come era stato concepito, ma per far questo ci vogliono sinergie e non sterili polemiche, ci vuole un’amministrazione che assuma la regia coordinando tutte le componenti che potrebbero collaborare, partendo da chi lo ha fatto in questi ultimi anni, per poi allargarlo ad altri, facendo sì che il Carnevale dei Bambini possa ritornare a essere il fiore all’occhiello della città. Se invece si continuerà a parlare di città e campagna, divisioni sterili e datati, se si continuerà a criticare chi comunque si sforza di fare qualcosa, se non si torna a ragionare in termini di collettività, ogni parola sarà inutile e Monopoli non potrà fare altro che guardare la vicina Polignano.

Cosimo Lamanna

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