Monopoli, lo sguardo e la mano della Madre

Ne “La Stella di Monopoli”, la Madonna della Madia è definita “bella”, ed è questa la prima frase che ascoltiamo dai visitatori e dai devoti quando ammirano la Sacra icona di Maria. Realizzata su legno e conservata nella Basilica Cattedrale, la Vergine rientra nella tipologia dell’odegitria, ovvero di quelle icone marianeche con la mano indicano il Bambino, via della salvezza dell’umanità Le icone, dal greco eikon che significa immagine, oltre ad essere molto spesso, come nel caso della Madia, delle stupende opere d’arte, non nascono con il fine di essere apprezzate esteticamente, ma con un alto valore simbolico e didascalico che deve indurre il fedele alla preghiera e alla meditazione. L’immagine, appunto, è ciò che rimanda a qualcos’altro. La mano, pertanto, è uno degli aspetti dell’icona da osservare attentamente, poiché dalla sua posizione dipende la tipologia. Il Bambin Gesù appare come un adulto in miniatura, vestito di abiti regali, con in mano il rotolo della vita. In questo caso, quindi, il realizzatore dell’icona, non aveva intenzione di esprimere tanto l’essere bambino del Cristo, quanto piuttosto il suo futuro destino di uomo giunto sulla terra con uno scopo ben preciso. L’abito regale, adornato di piccoli soli, testimonia la provenienza divina. La Madonna, dal canto suo, si “limita” semplicemente a sorreggere il bimbo con il braccio sinistro, mentre con la mano destra indica all’uomo la necessità di seguire gli insegnamenti del Figlio, se desidera raggiungere la salvezza. L’altro aspetto degno di riflessione è lo sguardo della Madre, realizzata in maniera tale da fornire allo spettatore la sensazione di essere guardato sempre negli occhi in qualunque posto si fermi per guardarla. Queste poche ma frettolose indicazioni vogliono far ricordare quanto fosse diverso il contesto culturale e religioso, bizantino, che diede vita a questa immagine e quanto forte debba essere il richiamo a leggere i messaggi in essa contenuta, piuttosto che ad apprezzarla solo dal punto di vista artistico. La Madonna giunta a Monopoli nel dicembre del 1117, fu ribattezzata “della Madia”. Non è ancora certo il perché: secondo alcuni poiché la zattera sulla quale giunse nel porto di Monopoli, ricordava ai fedeli la madia sulla quale si faceva lievitare il pane. La madia, infatti, è un cassettone in legno con coperchio che si usava nelle case di campagna per impastare il pane e per custodirvi farina, lievito e altre sostanze alimentari. La zattera con l’icona approdò sulle coste della nostra città, nel lontano 1117, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre. L’evento coincise, peraltro, con la fase finale della costruzione della Cattedrale romanica voluta dal Vescovo Romualdo: si racconta che le travi di quella zattera servirono per costruire il soffitto della cattedrale, ancora incompleto per carenza di fondi e legname. La rievocazione dell’approdo dell’icona è senz’altro uno dei momenti religiosi più sentiti da parte dei monopolitani, oltre che forte fattore di identità cittadina, ma quest’estate, purtroppo, per i monopolitani sarà una festa senza approdo fisico, ma soltanto spirituale.

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