Mola, 32enne assolto dall’accusa di violenza sessuale su minorenne

Aveva denunciato dieci anni fa un uomo per violenza sessuale. Dalle indagini è invece emerso che il rapporto tra l’accusatrice, minorenne all’epoca dei fatti, e l’accusato, un pescatore di origini siciliane allora trentaduenne e sposato, sarebbe stato consenziente. Lo riporta oggi la Gazzetta del Mezzogiorno.
Si è concluso con l’assoluzione, con formula piena «perché il fatto non sussiste», il processo a carico del pescatore accusato di violenza sessuale. Una vicenda che ha fatto molto discutere in paese.
L’uomo, sulla cui identità vige il massimo riserbo e dopo lo scandalo è tornato in Sicilia e si è separato, era indagato dalla Procura barese per atti sessuali con una sua conoscente, oggi maggiorenne, ma quasi sedicenne all’epoca dei fatti di cui è accusato. La vicenda emerse a fine estate del 2010 con una denuncia-querela dei genitori della ragazza e il conseguente avviso di garanzia a carico del trentaduenne che fu sottoposto a indagini.
L’indagato, difeso dal penalista Marco Sfragasso, ha sempre professato la sua innocenza, e per accertare la verità, nel 2012 la ragazza fu sottoposta ad ascolto protetto. Nel corso dell’incidente probatorio, la giovane confermava le presunte violenze subite dichiarando che l’uomo l’avrebbe costretta a subirle anche con forza fisica. La ragazza rivelava anche che, qualora lei avesse posto fine alla relazione, l’indagato si sarebbe vendicato raccontando della loro storia ai genitori.
Tutte le prove testimoniali raccolte sono state esposte nel dibattimento. I giudici della sezione penale del Tribunale di Bari hanno ascoltato i genitori, lo zio e il fratello della ragazza. Sentiti anche gli agenti in servizio nell’ufficio di polizia giudiziaria della Procura, delegati a raccogliere le informazioni sulla vicenda.
La svolta del processo si è avuta con l’esame dei tabulati telefonici dai quali si evinceva un fitto scambio di telefonate ed sms sin dal mese di marzo del 2010, ovvero due mesi prima della data indicata come inizio delle presunte violenze. Chiamate telefoniche che si sarebbero protratte anche dopo la fine della relazione. Queste prove, accanto all’assenza di perizie mediche che dimostrassero la presenza dei lividi sul corpo, segnalati dalla presunta vittima, hanno smontato la tesi dell’accusa e martedì, a distanza di oltre 10 anni dai fatti denunciati, l’uomo è stato assolto dal Tribunale di Bari in composizione collegiale, presidente la dottoressa Rosa Calia Di Pinto.
«Nonostante l’assoluzione piena in primo grado – commenta l’avvocato difensore Marco Sfragasso – i dieci anni di processo penale equivalgono a tutti gli effetti a una sentenza di condanna», conclude il quotidiano barese.

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