La Regione ha chiuso il F.Jaja e i conversanesi aprono sala parto nel Congo

CONVERSANO (s.e.o.l.) – Una bella storia è stata scritta da tantissimi conversanesi in un villaggio della povera Brazaville, nel Congo. Ne dà notizia l’edizione odierna de La Gazzetta del Mezzogiorno che racconta la gara di solidarietà grazie alla quale tanti conversanesi sono riusciti a costruire un punto nascita. Sì, una sala parto dotata di 5 posti letto e spazi e attrezzature utili per l’assistenza delle partorienti in un posto nel quale la mortalità materna è molto diffusa. A realizzarla sono stati proprio coloro che si sono visti chiudere, dalla Regione Puglia, il reparto di Ostetricia e Ginecologia del Florenzo Jaja, e hanno dimostrato di poterlo aprire anche a migliaia di chilometri di distanza.
Ecco la storia raccontta dal quotidiano barese: «Maternità e nascita a Brazaville, nel Congo. Partorire in una nazione dilaniata dalla povertà e che quotidianamente registra morti è lo straordinario progetto sostenuto da un gruppo di volontari e missionari – capitanati da padre Francesco Cicorella, 40enne conversanese coordinatore dei progetti dei Frati minori di Puglia e Molise – che nella città congolese ha realizzato un ambulatorio chiamato «Centre de santè Sante Elisabeth» inaugurato nei giorni scorsi e dotato di sala parto e cinque posti letto. Un momento straordinario per la comunità locale che da anni vede i Frati minori impegnati in un programma medico-sanitario di supporto alla popolazione locale. Importante anche il sostegno alla missione, garantito dai cittadini di Conversano: «I miei concittadini – spiega il frate missionario – contribuiscono sempre e in tante forme ai nostri progetti missionari. E’ importante soprattutto l’adesione di volontari, medici e infermieri; ne abbiamo tanto bisogno».
Tra i volontari ad aver accolto l’invito di una nota ong c’è Giulia Lorusso, conversanese, ostetrica in pensione, alla sua terza missione: «Riparto per l’Africa pensando a tante cose – dichiara prima della sua partenza – alcune sono come te le immaginavi o almeno in parte, altre sono così inaspettate da donarti una gioia inimmaginabile. Io sono un’ostetrica e lavorare nelle missioni è stato un mio sogno sin da piccola. Questa volta sono in partenza per la Repubblica Democratica del Congo, nel territorio di Walikale. Il mio zaino è carico di emozioni, paure, dubbi, felicità. Arriverò a destinazione dopo due giorni di viaggio». Che ruolo avrà? «Quello di responsabile della salute riproduttiva della donna, in ospedale e nelle cliniche mobili. Il mio è un lavoro di équipe, infatti collaboro col team di medici in sala parto e con altri volontari in attività di promozione della salute per le campagne di sensibilizzazione. Le donne in gravidanza e i bambini sotto i 5 anni sono i più vulnerabili, deboli ed esposti a rischi. In queste zone le cause principali di morte sono la malaria, la polmonite e la malnutrizione. Per quanto riguarda la mortalità materna, le cause principali si sviluppano durante il travaglio, il parto e post-partum con le gravi emorragie. Il nostro obiettivo è quindi quello di assicurare parti tranquilli perché non sempre si riescono a salvare madri o bambini. Talvolta non ci sono i mezzi o è già troppo tardi, altre volte non ci sono spiegazioni ed è lì che ci si sente davvero impotenti». Lo stato d’animo dei volontari è altalenante, come il susseguirsi degli eventi. «Si passa da momenti di tristezza e rabbia per aver perso dei bambini – conclude Giulia – a momenti di gioia immensa per averne salvati altri. Quello che questa esperienza mi ha insegnato è tanto, è qualcosa che va oltre la carriera professionale, è un’esperienza di vita».

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