Mola, amianto e marittimi, ammalarsi a 30 anni e non saperlo

Lavoratori sempre in pericolo. Lo sono i pescatori ed i marittimi, categoria esposta all’amianto e i cui decessi, anche in giovane età, continuano a verificarsi. Di questo parleranno oggi gli esperti invitati da Amva, l’Associazione Marittimi Vittime dell’Amianto, che opera su tutto il territorio nazionale e fa tappa a Mola di Bari oggi 23 settembre, alle 16, a Palazzo Pesce, con il convegno “Marittimi e amianto, ammalarsi dopo 30 anni e non saperlo”, appuntamento organizzato in collaborazione con il Patronato Labor e parte di una serie di incontri itineranti per raccontare il mondo dei marittimi che si sono ammalati a causa dell’amianto.

GLI OSPITI

Per farlo, l’associazione ha scelto medici, psicologi ed esperti che potranno spiegare al pubblico gli aspetti più nascosti dell’essere vittima di amianto, dalla diagnosi al rifiuto della malattia, dai danni psicologici poco dibattuti alla richiesta di risarcimento.

Insieme all’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, del foro di Bari, a parlarne ci saranno l’avvocato Mitchell S. Cohen, illustre ospite statunitense del foro di Philadelphia, la dottoressa Monica Vero, psicoterapeuta, e il dottor Vito Luisi, specialista in Medicina del lavoro universitaria presso il Policlinico di Bari.

IL TEMA

“Ammalarsi di amianto a 30 anni dalla pensione è un verdetto terribile, spesso senza scampo, ma soprattutto inaspettato”, racconta Petruzzelli, che da anni collabora con Amva. “La storia dei marittimi che hanno prestato servizio su navi appartenenti a grandi compagnie petrolifere e passeggeri è colma di punti comuni: uno fra tutti, la scoperta di essere malati – dopo tanti anni dall’ultima traversata – di mesotelioma, un tumore al polmone molto aggressivo, causato dall’esposizione all’amianto”.

Diffidenza e riservatezza, inconsapevolezza e incredulità, sono fattori che giocano un ruolo determinate dopo una diagnosi terribile. La già dura realtà, il venire a contatto con una tragedia annunciata, ma mai conosciuta, rendono la scoperta della malattia ancora più dura.

La fiducia per la compagnia per la quale si è lavorato, la consapevolezza di dover pagare un prezzo troppo alto per la propria realizzazione, la scoperta di essere stati inconsapevolmente esposti a un nemico mortale, lasciandolo agire indisturbato. La vittima si trova davanti a uno scenario spaventoso che non mina esclusivamente il suo fisico, ma anche la sua psiche, anche se, a tutt’oggi, in un dibattimento utile a ottenere un risarcimento, il compito di accertare le condizioni di salute della vittima è affidato più spesso esclusivamente a un medico legale che a uno psicologo forense.

Ancora adesso, a distanza di anni dalla sua presa di coscienza e dalla sua traduzione in termini di legge, la componente psicologica cede spesso il passo agli aspetti fisici della malattia, alle sue ripercussioni sull’organismo, ignorando quello che viene definito il danno psicologico o danno non patrimoniale.

L’APPUNTAMENTO

Durante gli incontri con Amva sarà possibile approfondire tutti gli aspetti del dramma che si cela dietro le patologie asbesto-correlate, dalla caduta di un sogno al risveglio con una malattia che non lascia scampo.

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