Conversano la vita di Giuseppe Di Vagno (a cura di Franco Iatta)

Giuseppe Di Vagno era nato a Conversano il 12 aprile del 1889, da famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dopo gli studi nel Seminario di Conversano, conseguì la laurea (1912) in legge presso l’università di Roma (sei era formato alla scuola di Enrico Ferri).
Al ritorno nel paese natio s’inserì nella vita politica, ponendosi a capo della difesa delle rivendicazioni contadine. Nel giugno del 1914 fu eletto consigliere comunale e poi pure consigliere provinciale (e con Gaetano Salvenimi si schierò contro il Presidente e senatore Balenzano). Fu uno dei fondatori, nel 1920, della sezione barese della sezione della società “Umanitaria”. Collaborò a diversi periodici democratici e socialisti, tra i quali “Humanitas” del repubblicano Pietro Delfino Pesce e a “Puglia rossa”.
Si schierò a fianco dei contadini di Gioia del Colle e di Minervino Murge, fatti oggetto tra il ’20 e il ’21 della violenta e sanguinaria reazione degli agrari pugliesi, che erano contrari alla occupazione pacifica delle terre incolte.
Alle politiche del 15 maggio del ’21 venne eletto nella lista dei Socialisti Unitari (ottenne più voti – 64 mila le preferenze – del notissimo Giuseppe Di Vittorio) della circoscrizione Bari-Foggia. Ma a Conversano ne ricevette solo 22. I fascisti del posto, facendo ricorso sin anche a minacce armate, impedirono ai contadini di recarsi alle urne. Poi proprio nel ’21, pochi mesi dopo la sua stessa elezione a deputato Di Vagno venne assassinato (erano appena passati quattro mesi dalla sua elezione). Diveniva infatti – giorno dopo giorno – sempre più il più efficace difensore dei braccianti pugliesi e quindi anche un simbolo politico da eliminare dalla scena politica, il più in fretta possibile. L’eco dell’omicidio raggiunse, sin anche, le comunità degli emigranti meridionali negli U.S.A. e nel Sud America, che per più generazioni ne hanno tutelato, a lungo, il ricordo. La memoria del gigante buono poi fu rilanciata da Tommaso Fiore, da Radio Bari, nei primi mesi del ’44. E così dai microfoni della RAI di Bari: Di Vagno, Matteotti, Gobetti e i fratelli Rosselli furono ricordati come gli ultimi difensori della libertà e della giustizia sociale, prima del lungo buio del regime fascista. Oggi i nomi delle strade e piazze di tante città pugliesi dedicate alla figura del ‘Martire socialista’ costituiscono i pochi segni rimasti di un travagliato periodo della nostra storia. In particolare spicca una lapide a Locorotondo, che più volte i fascisti, tentarono di distruggere, che così recita: “A Giuseppe Di Vagno / Tribuno apostolo martire dell’ideale socialista / assassinato a Mola il XXV- IX-MCMXXI 1 novembre 1921 / La codardia nemica due volte distrusse”.
Chi desidera maggiori informazioni sulla figura di Di Vagno e sulla temperie socio-culturale dei sui tempi veda, fra l’altro: Gaetano Arfé, Giuseppe Di Vagno, in “I socialisti del mio secolo”, a cura di Donatella Cherubini, Lacaita, Maduria 2002, pp. 651-663 e Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922. Mondadori, Milano 2003. La “Fondazione Giuseppe Di Vagno 1889-1921” (www.fondazione.divagno.it) – presieduta dall’avvocato Gianvito Mastroleo – si propone di raccogliere, insieme ai documenti del socialismo di Terra di Bari, tutta la documentazione che è possibile reperire sull’operato dell’onorevole Di Vagno. E, quindi, di metterla a disposizione degli studiosi.

Franco Iatta

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