La tradizione del “culto dei morti”

La diffusione di una festività tipicamente anglosassone, Halloween per intenderci, può essere una bella occasione per riflettere anche su quelle che sono le nostre tradizioni legate al culto dei morti, tradizioni che sopravvivono a stento, grazie soprattutto a quegli anziani che sono gli ultimi custodi della nostra tradizione e di quel complesso vissuto di usanze non scritte. In molte località italiane è diffusa la convinzione che le anime dei defunti tornino dall’aldilà per vagare nelle vie dei borghi. In Puglia, ad esempio, oltre alla consuetudine di visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe sopravvive l’usanza di preparare la tavola per i defunti per consentire a quest’ultimi di rifocillarsi durante la notte. L’usanza della tavola per i defunti accomuna, peraltro, diverse regioni italiane, da nord a sud, ed è spesso completata anche con quella di preparare dolci per i morti. Quest’ultimi, ad esempio, in Sicilia, “sono soliti” lasciare regali per i bambini la notte di Ognissanti. Un cibo tradizionalmente cucinato nei giorni della Commemorazione dei Morti sono i ceci, come anche altri semi di leguminose.
Nell’antica Grecia, durante le Antesterie, feste che duravano 3 giorni a fine inverno in onore di Dioniso si riteneva che i defunti tornassero sulla terra, l’ultima giornata era dedicata alla “festa della Pentola”, in questa giornata si cuocevano grandi pentole di civaie (ceci, fave, fagioli e altri semi come il grano) dedicate a Dioniso e Ermes, che venivano poi esposte sugli altari e offerte alle anime dei morti affinché si rifocillassero prima di intraprendere il lungo viaggio di ritorno nell’aldilà. E, cosi anche i ceci come le fave divennero parte della tradizione culinaria Romana e poi cristiana, nel Giorno dei Morti ceci e fave lesse venivano distribuiti ai poveri o lasciati agli angoli delle strade perché tutti potessero attingervi. Piatti a base di ceci comparivano (e ancora compaiono in tanti paesi calabresi ) quel giorno sulle tavole di molte regioni italiane. Sono giorni, insomma, in cui i vivi, hanno stabilito di ricordare e rinsaldare il legame con coloro che non ci sono più e che forse, o per desiderio o per immaginazione o per reale presenza “tornano” in mezzo a noi.

Cosimo Lamanna

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