Il saluto a Don Vincenzo Muolo

Reverendissimo Mons. don Vincenzo Muolo,

abbiamo vissuto con viva commozione la celebrazione di questa sera e le parole con cui ha parlato ai nostri cuori, anche oggi, sono un’ulteriore lezione di vita, l’impronta indelebile del messaggio di fede. È bello ritrovarsi in tanti, qui, nella celebrazione del saluto.

Don Vincenzo, qui non c’è solo la Comunità della Basilica della Madia. Qui c’è Monopoli. C’è quella parte di Monopoli che La ricorda e La ringrazia con affetto. E questo incontro, non è un saluto; è la conferma che Le siamo vicini: all’Uomo, al Sacerdote, al Parroco della Cattedrale.

Nella preghiera di stasera c’è il segno di riconoscenza e gratitudine al Signore, per il dono di grazia della Sua presenza, per quasi trent’anni, in mezzo a noi. Non è facile essere il parroco di una chiesa, tantomeno se si tratta di una basilica, di un santuario, della Concattedrale

Non è facile; non è stato facile. Le responsabilità, i pensieri, le preoccupazioni e la dedizione totale, la generosità pastorale infaticabile, a conferma, per tutti, del marchio tangibile della presenza, del cammino, di una parrocchia, che dal borgo antico alle campagne dell’Assunta, in questi anni è cresciuta, consapevole e matura, con l’esempio vigile e attento, con il modello di impegno e testimonianza di chi l’ha guidata.

Non è stato facile don Vincenzo, avere cura delle anime e avere cura di una chiesa, tra le più belle, tra le più grandi, che la nostra terra sa offrire al viaggiatore e al pellegrino. È la Cattedrale, con il campanile, la sua storia, i suoi anni e il sentimento, espressione di una fede mariana millenaria.

Più di un’intera generazione di laici è cresciuta nel segno della Sua parola: giovani, studenti, coppie di fidanzati, famiglie, bambini, anziani, ammalati, bisognosi. Per ognuno, una parola; a ciascuno, un segno perché si compisse la missione, fino alla fine, anche in questi mesi, in queste settimane, in questi giorni, nello stile inconfondibile che ha distinto sempre, anche nell’amarezza, l’Uomo di Dio.

È il segno della Sua fedeltà alla Chiesa, al Suo Magistero e all’insegnamento dei vescovi della nostra Diocesi: mons. Ferrari, prima, e i vescovi D’Erchia e Padovano, dopo. Ma più di tutti, mons. Carlo Ferrari, il Suo Vescovo, quello dell’ordinazione, dei seminaristi del Ginnasio, quello dei “giovani preti”, il Vescovo del Concilio e dell’annuncio di una stupenda primavera di rinnovamento nella Chiesa, di cui ha portato limpido il ricordo, l’affetto e la dottrina.

Noi, di quella dottrina, ne abbiamo gustato l’entusiasmo, la fedeltà, l’amore, l’adesione totale alla chiamata del Signore, il filiale rispetto e l’obbedienza al Vescovo, ma soprattutto la dignità di un presbiterato vissuto nella pienezza della consegna a Cristo e alla Sua Sposa.

Noi abbiamo imparato a conoscerLa, a percepirne la forza, la determinazione, ma anche la progettualità caparbia e tenace, e il carattere con cui spesso, nelle cose umane, abbiamo avuto un non facile confronto. Ma ci è piaciuto così: ne abbiamo sempre apprezzato la dedizione, lo sguardo che voleva andare oltre, la sensibilità e le scelte. L’ultima parola è stata sempre quella di don Vincenzo.

Per tutto, a nome di tutti, grazie, don Vincenzo, perché ha dato agli educatori, ai catechisti, agli operatori della liturgia, agli animatori, ai cantori, ai ministranti, la consapevolezza di preparare, con cura instancabile, ogni celebrazione perché fosse unica, straordinaria, bella, a lode di Dio: come il saluto di oggi, come il benvenuto di domani.

Grazie, don Vincenzo, a nome del Comitato Festa Patria, del suo Presidente e dell’intera Città, perché ha saputo mantenere intatta e pura, senza contaminazioni, la devozione verso la Madonna della Madia, la Madonna della Zattera, del mare.

Grazie per la preparazione e per la regia della festa, negli approdi di dicembre e agosto, e che agli occhi del cardinale Angelo Amato, appena un anno fa, sono apparsi come “spettacolo di fede, oltre ogni immaginazione”.

Grazie per averLa sempre trovata in Cattedrale, anche fino a tarda ora: grazie a nome delle famiglie, degli ammalati, delle persone anziane, grazie a nome di chi ha sempre saputo di trovare nella sagrestia o nel suo ufficio, il gesto dell’amicizia e del conforto.

Grazie per aver accompagnato con tenacia ed ostinazione, senza riposi e senza pause, noi e i nostri figli ai sacramenti della vita cristiana.

Grazie, a nome del Consiglio Pastorale, perché da ogni incontro abbiamo saputo sempre trarre occasioni di catechesi, di ascolto, di meditata riflessione.

Grazie, per come ha saputo custodire la casa del Signore, il tempio della Madre, la Basilica, la Cattedrale e il suo campanile, vessillo di fede e albero maestro di un’intera Città.

Grazie, don Vincenzo, per il Pane della Parola e dell’Eucaristia, ogni giorno, al mattino e alla sera. Grazie per averci accompagnato, salendo le scale, all’incontro con la Madre del Cielo, nell’omaggio e nella preghiera, perché la lampada, lassù, fosse sempre accesa.

Grazie per averci trasferito il culto filiale verso Maria Santissima della Madia, per averci insegnato a leggere la sacra icona, a lasciarci illuminare dai suoi occhi, seguirne la mano che ci indica la strada che attraverso di Lei porta al Figlio.

Grazie per i sacerdoti che sono cresciuti nella grazia della vocazione e dell’incoraggiamento delle sue parole e che oggi sono il presente e il futuro di un presbiterato fervente di linfa nuova nell’evangelizzazione.

Grazie per il Suo impegno di Vicario della Zona Pastorale di Monopoli, per essere stato punto di riferimento per i fratelli nel sacerdozio, per l’organizzazione e la cura dei momenti di comunione, nei riti solenni e nelle celebrazioni della Città.

Grazie anche a nome delle associazioni, dell’Azione Cattolica, del Gruppo di Volontariato Vincenziano, della Confraternita del Santissimo Sacramento, del Presidente e di tutti i suoi confratelli e consorelle, di cui ha rinnovato la pietà nel pio sodalizio della Comunione al Corpo di Cristo.

Grazie anche a nome di chi talvolta non ha condiviso le sue scelte, ma che qui stasera è presente a renderle riconoscenza e a rinnovarLe il rispetto e l’amicizia.

Per questo, per tutto, grazie, don Vincenzo.

Quello che in questi anni è stato vissuto non è stato vano, e ne portiamo, ne porteremo, per sempre, il segno.

Non sono frasi di usuale convenienza. Sono il tracciato di una storia che non è finita, ma continua perché al buon pastore il lavoro non manca e c’è sempre un nuovo gregge, da pascere, custodire e ricondurre all’ovile.

L’eredità spirituale di questi anni resterà viva. Il patrimonio di ricordi e di parole non andrà disperso ma sarà il frutto di una catechesi, antica e nuova, che da stasera, con il suo timone, guarda già a domani e germoglia di fremente attesa, nei carismi dell’Unità Pastorale, per il nuovo pastore.

Al Suo “Eccomi”, noi Le abbiamo risposto con il nostro “Eccoci”, qui nella Chiesa, nella vita della Comunità, negli impegni della Parrocchia, nel bisogno di sentirci uniti e vicini.

Eccoci anche qui stasera, perché questo incontro non è, né potrà mai essere, il saluto alla fine di un viaggio. È questo invece il momento del ritrovarsi, tutti insieme, per riprendere le energie e ripartire su una strada nuova che vogliamo continuare a percorrere, guardando avanti, con la speranza di trovarLa ancora affianco a noi, con la Madre del mare, in questa Comunità, a Monopoli, per questi e tanti altri anni ancora.

 

A nome dell’intera Comunità Parrocchiale

della Cattedrale, Basilica e Santuario

Maria SS.ma della Madia di Monopoli

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