Monopoli: a Palazzo Palmieri uno spazio espositivo dedicato a Casa Santa

Stasera alle 19 e 30 nel piano ammezzato di Palazzo Palmieri, come era stato promesso a Dicembre, sarà inaugurato uno spazio espositivo dove sarà possibile trovare frammenti di memoria, video ed immagini da La Casa Santa. Vi aspettiamo. “Riaprire al pubblico la Casa Santa, seppure per un periodo limitato – dice il Commissario dell’Asp Romanelli Palmieri dott.ssa Marilù Napoletano – è stato molto impegnativo, considerando soprattutto lo stato in cui ormai da anni versa quell’immobile. Ma quando un caro amico, un professionista bravo ed innamorato dei “luoghi del silenzio“ come Mimmo Migailo, mi ha concesso il privilegio di vedere in anteprima questo video, ho capito che, nonostante tutte le difficoltà, avevamo fatto bene a farlo. Avevamo fatto bene a tentare di recuperare, grazie allo splendido lavoro degli attori e delle attrici dell’ Allegra Brigata di Paolo Morga, una parte importante della memoria della nostra città. Bene avevamo fatto a scovare documenti ingialliti, a ricucire vite, a far ritrovare anime, a rievocare storie in bianco e nero ormai impolverate dal tempo e quasi scivolate nell’oblio. Oggi, più che mai, sono consapevole dell’importanza di questo intervento, che con l’aiuto di tanti amici siamo riusciti a fare, perché la Casa Santa sarà a breve oggetto di un avviso pubblico per la locazione a cui stiamo lavorando e che speirmao possa salvarla dall’abbandono donandole una nuova vita. Quella di un tempo invece, quella che si viveva nell’ “Orfanotrifio di Carità”, la potrete ritrovare ancora in questo emozionante video che vi consiglio di vedere“.

Scheda storica di Casa Santa

IL FASCINO SENZA TEMPO DI “CASA SANTA”

Nel centro storico di Monopoli, tra il porto vecchio e la chiesa di Santa Teresa, in uno scenario da cartolina, si erge l’immobile denominato “Casa Santa”, di proprietà dell’Asp Romanelli/Palmieri, riaperto per qualche giorno al pubblico nel mese di dicembre 2017, suscitando l’interesse di cittadini e turisti e, soprattutto, destando profonda commozione nell’animo di chi in quell’istituto ha passato la propria infanzia. Ma che cos’è “Casa Santa”? Si tratta di un convento risalente alla fine del 1500, per la precisione tra il 1580 e il 1588 quando alcuni religiosi appartenenti all’ordine dei carmelitani scalzi ricevettero in dono alcune case da alcuni fedeli e istituirono il Conservatorio Casa Santa. Nel XVI sec. la voce “conservatorio” designava quegli istituti napoletani che si prendevano cura degli orfani.  La venuta e la presenza dei carmelitani scalzi, detti anche teresiani, furono fortemente osteggiate dal clero regolare ed in particolare dai carmelitani di antica osservanza (detti calzati) che temevano, tutti, un’ulteriore ripartizione dei lasciti dei fedeli. I carmelitani calzati risiedevano nell’attuale Ospedale San Giacomo. La struttura architettonica della “Casa Santa” non è definita immediatamente, ma cresce con i lasciti e gli acquisti di case che i frati fecero grazie alle donazioni, soprattutto quando, nella prima metà del ‘600, due dei sette figli di Giovanni Francesco Bandino e Isabella Stasi (antenata dei Palmieri), una delle famiglie nobiliari di Monopoli, entrarono nell’ordine dei frati teresiani. All’interno della struttura è ancora oggi visibile una lapide marmorea del 1609 nella quale si fa riferimento al vescovado di Antonio Porzio e alla funzione dell’edificio, destinato a convento di clausura, al fine di salvaguardare il benessere e l’onore delle povere fanciulle orfane abbandonate dalle madri, “salvandole dalle fauci dei lupi”. Questo il testo integrale della lapide marmorea: “domum hanc virginum virgini mariae quas uelut agnas e luporum paucibus ereptas casae sanctae muris sepivit annuo redditu quasi renascente prato ali jussit antonius portius episcopus monopolitanus quibus et auxit pascua frater joannes lopez episcopus munificus et piissimus anno 1609”. La struttura era ovviamente destinata anche a tutte quelle fanciulle che avessero manifestato la volontà di farsi religiose. Con il consolidamento economico dell’ordine, fu edificata la chiesa di Santa Teresa, inizialmente dedicata dei Santi Giovanni Battista ed Anna, consacrata il 7 marzo del 1662, mentre era vescovo di Monopoli Mons. Sanchez de Herrera. La chiesa, originariamente, era collegata al convento attraverso una porta oggi murata. Nel 1648 il parroco dell’Amalfitana Romanazzo, lasciò ai teresiani una casa sempre vicina a San Pietro e i teresiani acquistarono anche i ruderi confinanti e, nel tempo, anche le case rientranti nell’isolato. Tutto questo serve a comprendere come mai le strutture del convento appaiono disomogenee. Si tratta, infatti, di più strutture accorpate con il tempo fino a dar luogo ad un corpo unico. Dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, il Convento fu gestito fino agli anni 80 del ‘900 dalle suore che si occupavano dell’accoglienza e della custodia di giovani fanciulle orfane o bisognose. A questo gruppo di ragazze si affiancavano coloro che pagavano vitto e alloggio per essere ospitate nella struttura. Nel 1856 come si evince da un documento della Badessa Marianna Antonelli (fam. Mola), nel Convento c’erano: 15 celle, 1 chiostro, 1 dormitorio, 6 officine (una per dolci, una per pasta e pane, lavanderia, cucina, anticucina, refettorio), 9 vani per deposito provviste, 1 stanza per educande (capienza n. 8 educande, non c’era la stanza per le novizie), 1 parlatorio con 2 grate per i colloqui familiari. Dopo il 1861, data dell’Unità d’Italia, si ebbe un incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato e nel 1865 venne trasformato in “Orfanotrofio di carità femminile”. Nel 1914 il marchese Francesco Saverio Palmieri a ricordo di sua madre Teresa D’Ayala Valva fondò il Collegio maschile “Teresa Palmieri di Monopoli” ubicato presso Palazzo Palmieri. Negli anni la Casa Santa, ha ospitato scuole di diverso indirizzo, con conseguente stravolgimento degli interni. Dopo i giorni di apertura, il portone ligneo seicentesco, riccamente lavorato, di Casa Santa, si è richiuso nuovamente non senza però aver riaperto l’album dei ricordi e della memoria confluito nell’iniziativa denominata “Frammenti”.

 

Cosimo Lamanna

 

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