Monopoli: Giuseppe Florio e l’idea del vero cristiano

Una chiesa di San Francesco d’Assisi piena di persone, pochi monopolitani per la verità, nessuna autorità, nessun organo di stampa locale tranne il nostro, ha accolto Giuseppe Florio. Florio dopo gli studi di filosofia e teologia presso l’Università di Friburgo (Svizzera) ha conseguito il dottorato in teologia biblica alla Gregoriana di Roma. Formatosi alla spiritualità di Charles de Foucauld, ha trascorso lunghi anni nell’evangelizzazione di comunità ecclesiali in Italia e all’estero. Nel 1989 ha fondato una associazione di solidarietà internazionale denominata Progetto Continenti, stabilendone la sede nell’antico convento francescano di S. Andrea a Collevecchio in Sabina, luogo di accoglienza e ricerca spirituale e culturale. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La Domenica. Perché andiamo a celebrare, Bologna 2013; (con L. Becchetti), Dio e Mammona, Roma 2014. A presentare la serata il rettore della Cattedrale di Monopoli don Peppino Cito. Florio, vicino al pensiero di Carlo Carretto, animatore, ha proposto delle piste di approfondimento della fede. “In questo momento di crisi della politica, della Chiesa – ha detto Florio – più che lamentarci dobbiamo fare riferimento alle persone profetiche che hanno animato la Chiesa“. A richiedere una riflessione particolare è stato proprio don Peppino Cito che ha sollecitato l’interlocutore sul tema del deserto. Florio ha tracciato un excursus della storia della Chiesa: “Carretto aveva sentito un appello forte ad essere un cattolico attivo. Carlo era nato in una chiesa ecclesiocentrica, più incentrata su se stessa che su Gesù. Era una Chiesa che credeva nella sua presenza tramite il potere con l’aggiunta dell’anticomunismo. In quel periodo, tuttavia, c’erano laici di quel tempo che avvertivano che qualcosa non andava, e parliamo di gente come De Gasperi, Dossetti, La Pira, Aldo Moro; infatti ci sarà il Concilio di Trento e la Chiesa cambierà“. Florio ha parlato dell’esperienza degli eremi da lui definita “un’esperienza reale e non intellettuale. Il Regno di Dio per Carretto significava guardare alla persona non per la sua appartenenza, ma per quello che fa di buono nella vita”. Florio a parlato di inclusione  e non di esclusione: “non è accettabile chi dice prima gli italiani e poi agita il Vangelo in piazza. Sono molto preoccupato per la situazione oggi. Bisogna che ci interroghiamo e chi siano adulti cattolici che si impegnino per un’altra economia, un’altra accoglienza“. Infine il richiamo alla povertà della Chiesa, nel senso francescano del termine e alla preghiera contemplativa che ci porta in contatto con il vero mistero della fede. Una breve sintesi, senz’altro incompleta, ma tesa a lasciare una traccia di un incontro culturale nel quale, a tratti, mi sembrava di aver avuto di fronte il filosofo Kierkegaard e il suo concetto di fede. Saremo in grado di percuotere la roccia come Mosè? Vedendo l’umanità attuale, mi sembra difficile.

Cosimo Lamanna

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