Rivelazione choc di Loiacono: “Con D’Alessandro da 4 anni”

CONVERSANO Un uomo solo. Un sindaco politicamente delegittimato perché non più sostenuto da una maggioranza consiliare. Questo è, oggi, Pasquale Loiacono, il primo cittadino che continua, imperterrito, a restare attaccato alla poltrona senza nutrire rispetto alcuno verso le regole della democrazia. Ricordiamo ai lettori che dal 14 aprile scorso, il 58enne avvocato non ha più una maggioranza. Il “bilancio delle tasse” da lui proposto in consiglio comunale è stato votato da 7 consiglieri (più lo stesso Loiacono) su 16. Un esito che, secondo le regole democratiche, avrebbe dovuto convincere il sindaco e la giunta a presentare le dimissioni. Così facendo, Loiacono non avrebbe consegnato la città al commissario prefettizio, ma avrebbe avuto 20 giorni a disposizione per verificare la possibilità di dare a Conversano un governo unitario. A nessuno infatti sono sfuggiti gli appelli delle forze politiche ad inaugurare una fase nuova improntata sulla responsabilità. Un appello caduto però nel vuoto. Al contrario, Loiacono, ha ignorato il voto consiliare ed emulando qualche leader latino-americano ha cominciato ad indossare l’abito del sindaco autoritario. Sono da consegnare alla storia politica della città il comunicato e l’intervista (pubblicati su Fax, che vi invitiamo a leggere) con i quali i suoi “fedelissimi” (Leu, Psi, Id e civiche) e lo stesso Loiacono spiegano la loro debacle scagliandosi contro il presidente del consiglio comunale Giuseppe D’Ambruoso. Secondo il “Chavez de noantri”, l’agronomo non avrebbe dovuto esercitare il suo ruolo super partes. Non l’ha sfiorato minimamente l’idea di riflettere sull’operato suo e della sua giunta e sulla fine ingloriosa del progetto politico che nel 2018 lo portò a palazzo di città.
LOIACONO AMMETTE I RAPPORTI CON D’ALESSANDRO
Ma il capolavoro Loiacono lo compie quando rivela al settimanale il retroscena del suo rapporto con Vincenzo D’Alessandro. Parliamo del discusso consigliere di “Conversano Futura” accusato di “tradimento” dalla minoranza che ha abbandonato, coalizzandosi con Loiacono in cambio di un posto in giunta a Gianvito Vitto. Quest’ultimo è l’assessore che, in consiglio comunale, ha ammesso di essere in conflitto d’interessi con un’impresa. Si tratta della ditta che promuove il progetto di finanza da 20 milioni per la pubblica illuminazione (una coincidenza?). Una storiaccia, insomma, che ha il sapore amaro degli affari mischiati al trasformismo e al tradimento del voto degli elettori. E’ importante ricordare che senza il soccorso di D’Alessandro, già a fine 2019 Loiacono era sul punto di tornarsene a casa. “Ma con D’Alessandro – ha dichiarato il sindaco a Fax – avevamo lavorato per 4 anni”. Impossibile non lanciargli il salvagente. Questa ammissione conferma, oggi, tutti i sospetti manifestati nel corso del ballottaggio del 24 giugno 2018, quando il candidato sindaco Pasquale Gentile si sentì tradito da un Giuda interno. E questo, come oggi rivela Loiacono, sarebbe D’Alessandro che, rancoroso per l’esito nefasto delle primarie (D’Alessandro fu battuto da Gentile e per ripicca abbandonò il Pd presentando una civica), non avrebbe voluto dare al commissario di Polizia la soddisfazione dell’elezione a sindaco.
I NODI VENGONO AL PETTINE
Come si può notare, molti nodi sono venuti al pettine e l’attaccamento di Loiacono alla poltrona è la dimostrazione che, in questo momento, la città è amministrata da politici senza scrupoli. Politici che con arroganza vogliono mantenere il timone, pur senza godere della legittimazione democratica del consiglio comunale. Quanto sta accadendo è gravissimo. Soprattutto perché il sindaco mantiene la poltrona, profittando della “distrazione” dei cittadini, impegnati a leccarsi le ferite dell’emergenza.

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