Case galleggianti nel porto di Mola, c’è il progetto

«Abitare sull’acqua» è il tema del convegno che si terrà domani a Bari e che coinvolge le ricerche di «Waterstudio» di Delft (Olanda) e quelle avviate dal Politecnico barese.

L’Arpa Puglia – Centro Regionale Mare, che ha nella sua mission l’implementazione di attività tecnico-scientifiche per uno sviluppo sostenibile delle risorse marine, ospiterà martedì dalle 16.30 alle 19.30 (Via Vittorio Veneto 13, Bari) un poderoso convegno a cui interverranno il direttore generale Vito Bruno, il rettore del Politecnico Francesco Cupertino, il sindaco di Mola Giuseppe Colonna e una serie di esperti tra i quali ci sono Ugo Patroni Griffi, presidente Autorità Portuale, il contrammiraglio Giuseppe Meli, Vincenzo Campanaro e Nicola Ungaro (Arpa); il prof. Koen Olthuis (cofondatore del «Waterstudio» di Delft), con l’arch. Ankie Stam; i docenti Nicola Martinelli e Michele Montemurro (Politecnico di Bari), l’arch. Nicola Berlen (Comune di Mola), l’arch. Alessandro Grossi e Angela Maria Tuberoso.

Tanti nomi, tanti interventi per dar vita ad un’idea che è suggestiva e che va spiegata. «Tutto nasce – spiega il prof. Martinelli – da un partenariato tra l’Arpa Puglia Centro Mare e il Dipartimento Dicar del Politecnico di Bari, che s’incontrano appunto sulla inedita tematica dell’”Abitare sull’Acqua”, sollecitati dall’Amministrazione Comunale di Mola di Bari, che intende realizzare un insediamento di case galleggianti in un’ansa del porto. Il Dicar porta avanti ricerche da alcuni anni sui nuovi modelli dell’abitare; co-housing, co-living, co-working, housing universitario, case per abitanti temporanei… idee per rispondere a esigenze varie, come la grande flessibilità».
La Puglia vedrebbe realizzare un progetto che altrove funziona, secondo gli esperti: «Insediare case galleggianti – prosegue Martinelli – segue peraltro una tendenza di “urbanizzazione dei porti” già sperimentata ad Amsterdam a Borneo Sporenburg o ad Hafen City ad Amburgo, con nuovi quartieri residenziali e terziari, che sorgono lungo dei vecchi moli riconvertiti. In questo caso ci troviamo davanti a case galleggianti, che risparmiano suolo e valorizzano le vocazioni marinare di Mola di Bari, della sua comunità, della pesca, della cantieristica per la valorizzazione della “Blue Economy” in chiave sostenibile».
Olanda docet? Non tutto è cominciato lì, spiega lo stesso Koen Olthuis, di «Waterstudio», dato che la vita sull’acqua è iniziata già migliaia di anni fa con le persone che vivevano sulle zattere in Asia. «Anche intorno al 1850 – aggiunge – più dell’80% degli abitanti di Bangkok vivevano sull’acqua. Nei Paesi Bassi, le case galleggianti iniziarono 150 anni fa con semplici barche di legno con una capanna in cima. Poi, dagli anni ‘90, il boom ad Amsterdam». Ora le case galleggianti sull’acqua con fondamenta in cemento galleggiante e costruzioni in cima sono diffusissime, circa 16.000 nei Paesi Bassi.
Ma la possibile furia del mare non rischia di danneggiare le case sull’acqua «nostrane»? «Dire “case galleggianti” – sottolinea il docente olandese – è generico. Alcune sono progettate per canali senza fluttuazioni, altre per il mare aperto con onde fino a 5 metri. In queste condizioni di mare, si possono costruire piattaforme molto grandi, semisommergibili o piattaforme che raggiungono la stabilità tramite pali di stabilizzazione come si usa nell’industria offshore per fornire solo un po’ di sostegno alle strutture galleggianti. Nella maggior parte dei progetti in mare aperto si utilizza una sorta di frangiflutti o un sistema di riduzione delle onde per creare un clima migliore».

Mola aprirebbe in Puglia il trend dell’abitare sull’acqua che nel resto del mondo pare sia molto in salita. Waterstudio – ricorda ancora Olthuis – ha progettato strutture galleggianti per i porti di Miami, New York e Londra. «Oggi siamo impegnati in una torre galleggiante per uffici in un porto in Norvegia. L’Italia ha la fortuna di avere un lungomare così bello e lunghissimo e laghi fantastici. Questo renderebbe le case galleggianti una tecnologia logica da esplorare, ma credo che dovremmo essere protetti dalla vista aperta sull’acqua e proteggere l’ambiente sottomarino e pensare ai luoghi giusti e all’aspetto giusto prima di costruire sull’acqua. Quindi se si costruisce sull’acqua, si dovrebbe portare un valore aggiunto per l’economia, la comunità o l’ecosistema intorno a una città. Per il porto di Genova abbiamo progettato camere d’albergo galleggianti, e abbiamo studiato le possibilità per i quartieri galleggianti e le piccole isole galleggianti sull’acqua collegate a Venezia». Mare, natura, magia. Come scriveva Shakespeare quando voleva condannare la malvagità insita nel bronzo delle armi… forse le così rare virtù degli uomini si scrivono sull’acqua.

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