Monopoli, politica, “necessario essere trasversali”

Riceviamo e pubblichiamo nota del PD di Monopoli in merito alle ultime “chiacchiere” politiche cittadine, lasciando ai lettori la valutazione.

La lettura di qualche articolo apparso recentemente sulla stampa, unitamente ad alcune sortite dei soliti noti cattedratici, ci inducono alcune riflessioni ad alta voce.

Il Pd ed il centro sinistra monopolitano sono all’opposizione dal 2008. In questi 15 anni il centro destra, nelle sue varie declinazioni storiche, non solo ha amministrato la città, ma ha avuto modo di consolidare un radicamento sociale, economico e politico molto profondo in tutti i settori e le aree geografiche.

Dobbiamo anche aggiungere che Monopoli in questi anni è cresciuta. Sotto l’aspetto turistico innanzitutto, ma anche per altri profili: i servizi pubblici, l’offerta culturale, la valorizzazione del patrimonio pubblico, l’immagine positiva della città.

Molto del merito di questo successo – possiamo dirlo senza tema di smentita e con estrema certezza, si deve alla lungimiranza dell’amministrazione Leoci e alle scelte coraggiose fatte nella sua legislatura.

In quel periodo e durante quella consiliatura si sono poste le basi strutturali per il rilancio della nostra città.

Solo per sintetizzare, possiamo ricordare la copertura di tutti i Dirigenti nelle varie ripartizioni, la nuova pianta organica e i concorsi pubblici, il risanamento del bilancio, il Piano Urbanistico Generale, una straordinaria programmazione di lavori pubblici, il rilancio del centro storico.

Tutti fattori che hanno consentito alla nostra città, pur in un contesto storico di grandi difficoltà economiche, di rappresentare un unicum nel panorama provinciale.

Ma sbaglieremmo se pensassimo che questi risultati, che pur provengono da un lavoro pregresso, non siano maturati anche grazie all’abilità di amministratori che hanno saputo interpretare al meglio lo spirito e le aspettative di una popolazione composita e articolata, ma molto concreta.

E allora il problema che ci si para davanti è quello di capire quali sono i punti deboli, gli errori e le fragilità di quello che possiamo chiamare il network politico – economico – sociale, rappresentato dal centro destra.

Crediamo che in questo momento possa essere tardivo e persino controproducente soffermarsi su analisi di tipo ideologico. Ci pare che sia quanto mai opportuno avere un approccio quanto più concreto possibile alla questione.

Crediamo che la dote principale che aveva il centro sinistra nel 1996 e nel 2003 era quello di essere trasversale, di saper rappresentare in maniera lineare tutti gli strati sociali della città, di presidiare il territorio con le sue peculiarità, le proprie caratteristiche. E poi di saper contare sulle proprie energie interne, saper valorizzare gli uomini e le donne che ne facevano parte, con orgoglio e senza infingimenti, senza genuflettersi alla retorica assoluta della società civile a tutti i costi e senza rinchiudersi nel suo recinto, ma aprendosi con giudizio all’esterno.

Allora forse è il caso di ripartire da qui. Dalla necessità di interpretare meglio la società monopolitana, entrare nei gangli complessi di una città che sa apprezzare la concretezza, il saper fare, l’attenzione ai problemi quotidani.

Dobbiamo diventare trasversali, senza smarrire i nostri valori, rappresentativi, senza dimenticare i nostri principi.

L’errore più grande che potremmo commettere, anzi ripetere, è quello di rifugiarci nel nostro recinto ideologico, pescare sempre nelle stesse classi sociali.

Se vogliamo ritornare al governo della città dobbiamo cambiare metodo e percorso. Per battere l’attuale maggioranza ci vuole metodo e programmazione. E bisogna cominciare da ora, partendo da una consapevolezza: che questo progetto può e deve avere come protagonista il PD, a cui nessuno deve dettare condizioni, imporre scelte, porre limiti, o suggerire soluzioni. Bisogna avere la capacità di diventare promotori di un progetto ambizioso e attrattivo che convinca anche chi ha consentito la vittoria di Annese, ma oggi non ne condivide più l’operato. E dobbiamo farlo con determinazione, senza timori, nella consapevolezza che fare alleanze non significa abdicare alle proprie idee, ma semmai avere maggiori possibilità di realizzarle. E con questa consapevolezza dobbiamo proporci per la guida di questo progetto, senza timori e soprattutto con uno sguardo al futuro e non al passato.

Ovviamente questi propositi rimarranno lettera morta se ritorneremo alle vecchie diatribe, alle idiosincrasie del passato e agli steccati di chi insegue una purezza ideologica eterea ed inconcludente e strumentalizza posizioni assolutamente chiare e limpide.

Diatribe in cui, questa volta, non ci faremo trascinare, consapevoli che qualsiasi alleanza che guardi alla città e che ambisca ad acquisirne il consenso dovrà trovare il proprio collante in una base programmatica coerente con le battaglie condotte sul territorio nell’ultimo decennio, piuttosto che in un’autoreferenziale ortodossia ideologica.

E saranno la “compatibilità” programmatica e la coerenza l’unico metro per individuare i nostri interlocutori in questo percorso.

In questo progetto accettiamo consigli, ma non lezioni, perché pensiamo che chi ha speso la propria “vita” politica in questo partito dalla sua costituzione ad oggi, ricoprendo tutti i ruoli, dall’attaccamanifesti alle responsabilità istituzionali, possa ritenersi ampiamente in pace con la propria coscienza, molto più di tanti che si esercitano nelle gare del purismo politico e della famosa doppia morale.

 

La Segreteria

Il Gruppo consiliare Pd

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