Estetista uccisa a Mola, Rana ritratta le accuse

Nuovo colpo di scena nel processo a carico del bodyguard Antonio Colamonico, imputato per l’omicidio di Bruna Bovino, estetista di 31 anni, avvenuto nel Centro estetico Arqwel il 13 dicembre 2013. Nell’udienza di appello, il 25enne Domenico Rana, pregiudicato che nel carcere aveva rivelato di aver ascoltato dal Colamonico una confessione, ha ritrattato tutto. Rana aveva dichiarato che durante una co-detenzione nel novembre 2018 con Colamonico, quest’ultimo gli avrebbe confidato «di essere stato l’autore dell’omicidio di Bruna per motivi di gelosia». «Dichiaro che ritratto tutte le mie dichiarazioni», ha scritto il pregiudicato su un foglio di carta che riporta la data del 4 giugno 2021 e del quale oggi, in occasione dell’udienza del processo di appello bis sul delitto, sono state informate le parti. Colamonico, difeso dagli avvocati Nicola Quaranta e Massimo Roberto Chiusolo, è imputato per omicidio volontario e incendio doloso, appiccato secondo l’accusa per cancellare le prove del delitto appena compiuto. Il corpo della donna fu trovato semicarbonizzato e colpito con 20 colpi di forbici e strangolata. In primo grado, nel luglio 2015, Colamonico è stato condannato a 25 anni di reclusione. In appello, nel novembre 2018, è stato assolto e ora un nuovo collegio della Corte di Assise di Appello di Bari è chiamato a rivalutare la sua presunta responsabilità dopo l’annullamento da parte della Cassazione. Il sostituto pg Carmelo Rizzo ha chiesto la condanna a 28 anni di reclusione. La sentenza è attesa nelle prossime ore.

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