Il Movimento Manisporche sulle concessioni demaniali

In una nota, il “Movimento Manisporche Monopoli” afferma: La riforma delle concessioni demaniali prima o poi sarebbe arrivata, ma diverse forze politiche hanno giocato ad acquisire consenso. Ora anche a Monopoli si programmi il futuro, senza più forzature e opacità.

 BOLKESTEIN, CONSIGLIO DI STATO E CONCESSIONI DEMANIALI

Le Sentenze n.17 e n.18 del Consiglio di Stato del 9 novembre 2021, con ragionevole certezza, costringeranno il Governo Draghi a una riforma organica del settore delle concessioni demaniali.

Con una decisione che dovrebbe mettere fine al corto circuito amministrativo a seguito dell’emanazione della direttiva Bolkestein del 2006, il Consiglio di Stato afferma che “la perdurante assenza di un’organica disciplina nazionale delle concessioni demaniali marittime genera una situazione di grave contrarietà con le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto UE”.

Il primo risultato è che l’ingiustificata e illegittima proroga automatica delle concessioni fino al 31 dicembre 2033, per la quale l’Italia è in procedura d’infrazione e rischia una pesantissima multa, sarà cassata e non potrà prolungarsi in alcun caso oltre il 31 dicembre 2023.

La proroga, inserita in Legge di Bilancio dal primo Governo Conte su fortissime pressioni della Lega, aveva generato delle attese da parte del settore che era risaputo non potessero essere rispettate, proprio a causa dell’evidente discordanza con le norme dell’UE.

E ORA?

Dal primo gennaio 2024 il settore sarà aperto alle regole della concorrenza, con la messa all’asta delle concessioni, che “dovranno considerarsi prive di effetto alla scadenza, indipendentemente se via sia o meno un soggetto subentrante nella concessione”.

I concessionari attuali potranno, tra l’altro, partecipare alle gare che saranno indette.

MONOPOLI SFRUTTI L’OCCASIONE PER PROGRAMMARE IL FUTURO DELLA SUA COSTA

L’inevitabile intervento statale di riorganizzazione del settore, atteso da anni e sempre rinviato, avrà delle ricadute significative su Monopoli, la cui amministrazione ha fatto a livello locale qualcosa di simile a quanto fatto dai Governi con la Bolkestein: far crescere il settore balneare basandosi su promesse non mantenibili, dimenticandosi delle norme sovraordinate di carattere regionale.

Norme che adesso torneranno inevitabilmente sul tavolo, dovendo procedere a un riordino generale dell’uso dei beni demaniali dello Stato.

E’ il caso dell’approvazione del Piano Comunale delle Coste, che riposa volutamente tra un ufficio e l’altro senza sollecitazioni e che, una volta che la Regione Puglia tornerà ad esigerne il rispetto, comporterà nuove frettolose modifiche, ivi incluso il rispetto del 60% di costa libera dopo anni passati a rilasciare concessioni senza alcuna programmazione.

Per un territorio, è impossibile parlare di concessioni demaniali senza definire un Piano che ordini lo sviluppo della costa e delle aree annesse.

Una questione che, invece di mettere la testa sotto la sabbia a difesa delle situazioni consolidate, si sarebbe dovuta affrontare con tempo e intelligenza, studiando un’idea di sviluppo all’interno della quale modellare i nuovi cambiamenti e permettere agli imprenditori di fare investimenti nella piena sicurezza della durata e delle clausole della propria concessione.

Nei prossimi mesi sarà importante confrontarsi per immaginare procedure che non penalizzino in maniera ingiustificata, anche attraverso indennizzi o messa a valore degli investimenti fatti, quei concessionari che hanno dimostrato di essere stati in grado di valorizzare e rispettare il bene loro affidato, pur nel pieno rispetto delle dinamiche concorrenziali. Ma sarà anche l’occasione non solo per premiare future gestioni sostenibili, moderne e rispettose del lavoro, ma anche per ridare alle concessioni quel valore di mercato troppo spesso andato perso, eliminando le attuali opacità.

Gli imprenditori sani del territorio hanno solo bisogno di chiarezza nelle regole e uguali possibilità per tutti, ed ora è il momento di lavorarci.

I cittadini, dal canto loro, chiedono soltanto che il loro diritto a fruire della costa sia garantito con la stessa forza con cui questa amministrazione sostiene gli investimenti dei privati, rimettendo ordine a una situazione al momento fuori controllo.

Blaterare oggi di costi esponenziali delle concessioni (a breve vi dimostreremo che non è vero), come fatto dal Consigliere regionale Stefano Lacatena (FI), è privo di senso. Se il costo di una concessione è fuori mercato, non sarà l’asta del 2024 la prima a dimostrarlo?

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