Acquaviva delle Fonti, la terapia dell’autismo infantile esce dagli ambulatori per “abbracciare” la lettura

Guardare con il cuore e cogliere il senso delle cose anche se invisibile agli occhi, proprio come fa un bambino. La terapia dell’autismo infantile esce dagli ambulatori per “abbracciare” la lettura con questo messaggio contenuto in uno dei brani del “Piccolo Principe” che ieri sono stati accolti i primi piccoli fruitori del progetto ASL di Biblioterapia, dedicato a bambini e adolescenti affetti da disturbo dello spettro autistico. Dopo l’intesa formalizzata nelle settimane scorse con il Comune di Acquaviva delle Fonti, sono cominciati presso la biblioteca comunale i laboratori di lettura tenuti dagli operatori del Centro autismo territoriale e della Neuropsichiatria della Infanzia e dell’Adolescenza, come percorso terapeutico alternativo all’ambulatorio medico. 

“Una giornata simbolica quella scelta per avviare i laboratori terapeutico-occupazionali – spiega lo psicologo Vincenzo Lasaponara, responsabile clinico della sede Cat di Acquaviva delle Fonti – abbiamo atteso la fine dello stato d’emergenza Covid anche per celebrare attivamente e concretamente la prossima giornata mondiale sulla consapevolezza dell’autismo che ricorre il 2 aprile”.

L’obiettivo della iniziativa è promuovere e valorizzare l’inclusione e la socializzazione dei soggetti in età evolutiva (suddivisi in due gruppi, rispettivamente di 6-10 anni e 11-14 anni) affetti da disturbo dello spettro autistico. Tutto ciò, attraverso: la pratica della lettura condivisa, la personale interpretazione dei racconti, il reciproco confronto sui temi trattati, la drammatizzazione diretta e indiretta degli eventi, dei rapporti, dei ruoli e dei contesti narrati.

Al primo laboratorio hanno partecipato una decina di bambini fra i 6 e i 12 anni, utenti dei centri autistici di Santeramo in Colle, Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti. “Abbiamo interpretato la storia del Piccolo Principe – racconta la dottoressa Silvana Tafuri, coordinatrice dei terapisti – perché in uno dei brani ci insegna a vedere con il cuore, facendoci mettere dal punto di vista dei bambini, trasformando un oggetto in un’altra cosa – prosegue – tutti si sono messi nei panni degli altri e hanno condiviso una esperienza in uno spazio ludico e culturale”.

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