Il messaggio augurale di Pasqua di mons. Giuseppe Favale

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Cristo, luce del mondo.

Il cammino quaresimale della Chiesa è tutto orientato alla notte santa della Risurrezione del Signore Gesù. Gli occhi, la mente, il cuore, man mano che la meta si fa più vicina assaporano la bellezza di quel momento, unico e ineguagliabile, durante il quale le tenebre della notte saranno squarciate dall’annuncio: lumen Christi! È un annuncio che risuona da 2000 anni, ed è sempre fresco e carico di grandi speranze per tutte le generazioni credenti. Sì, Cristo è la vera luce di cui l’uomo ha assoluto bisogno, perché in Lui si incontrano Dio e l’uomo, uniti nella Persona del Verbo incarnato. In Cristo c’è tutto di Dio e c’è tutto dell’uomo: Dio si è donato totalmente rivelandosi e l’uomo, visitato nella sua carne dal Figlio di Dio, è stato elevato a dignità incomparabile. Per questo Egli può dire: “chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

Carissimi fratelli e sorelle dell’amata Chiesa di Conversano-Monopoli, mi rivolgo a voi in occasione della Pasqua per chiedervi di celebrare la grande solennità della Risurrezione del Signore aprendovi al dono della Luce. Convinciamoci che solo la luce del Cristo che risorge glorioso disperde le tenebre del cuore e dello spirito (cf Messale Romano, Accensione del Cero pasquale). Aiutati dall’esercizio ascetico della Quaresima abbiamo compiuto un viaggio interiore verso le radici del nostro essere e del nostro operare e, se abbiamo letto in profondità la nostra vita, vi avremo scorto le oscurità che la attanagliano e la schiacciano rendendola opaca e fredda. Il frutto di questo lavorio interiore deve essere ora la totale apertura all’irruzione della luce del Risorto, perché venga a ridare vita lì dove c’è la morte, a ridare vigore lì dove c’è debolezza e fragilità, a ridare coraggio lì dove c’è paura e disorientamento.

Lasciarsi possedere dalla luce di Cristo deve diventare disponibilità a camminare nella luce. Solo così si potrà diventare figli della luce (cf Gv 12,36). Accogliamo l’invito dell’Apostolo Paolo, quanto mai attuale anche per noi: “gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (Rom 13,12), per combattere la buona battaglia della fede con la testimonianza della vita, chiamata ad essere Vangelo vivente. Cosa concretamente significa tutto ciò? Ce lo dice l’Apostolo Giovanni, quando con incisività e chiarezza afferma: “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi” (1Gv 2,9-11). Confessiamolo francamente: quanto siamo distanti da questa proposta, che pure è il cuore dell’esperienza cristiana! Dimentichiamo facilmente la responsabilità che abbiamo noi credenti in Cristo nei confronti della storia. Invece di essere sale della terra e luce del mondo in forza dell’amore, come ci ha chiesto Gesù (cf Mt 5,13-14), spesso siamo insipidi e spenti, con la conseguenza di non saper trasmettere gioia e speranza.

Carissimi, la Pasqua deve tornare ad essere il momento sorgivo della nostra vita cristiana. Immersi nella luce del Risorto, riappropriamoci della luce, che ci appartiene per vocazione originaria!

Rivestiti del Signore Gesù Cristo (cf Rom 13, 14), irradiamo luce:

nella famiglia: vincendo l’egoismo e l’autoreferenzialità, che ne minano la stabilità, con la forza dell’amore oblativo, capace di esporsi fino al dono totale di sé;

nei luoghi di formazione: trasmettendo alle nuove generazioni i valori radicati nella ricerca del bene comune, che mettono al centro la dignità di ogni persona umana;

nella politica e nel servizio alla comunità: convincendoci che l’impegno nella polis è una forma alta di carità cristiana, perché è il luogo dove può farsi concreta la vicinanza agli ultimi e ai poveri, offrendo occasione di riscatto da ogni forma di emarginazione e di disagio;

nella comunità ecclesiale: dando volto alla comunione che non è omologazione massificante ma unità nella diversità, mettendo ciascuno a disposizione degli altri i doni ricevuti per l’utilità comune (cf 1Cor 12,7);

nel Presbiterio e nella vita religiosa: costruendo relazioni autentiche di fiducia reciproca e bandendo pessimismo e rassegnazione, che portano a non investire le migliori energie di cui pure si è dotati, preferendo nascondersi dietro la scusa che “tanto non cambia niente”;

lungo le strade delle nostre Città: testimoniando con le persone che si incontrano la gioia del Vangelo attraverso la bontà del tratto, della parola e dei gesti.

Maria, donna rivestita della luce della Risurrezione del Figlio, interceda per noi! A tutti giunga, insieme all’augurio di buona Pasqua, la mia benedizione!

 

+ Giuseppe Favale, vescovo

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