Pasqua, uova di cioccolato in crisi, intervista a Laera (Dulciar)

NOCI Il loro fatturato è concentrato nel periodo pasquale e la loro produzione di uova di cioccolato è diretta al 60 per cento delle onlus di volontariato (circa 200 in tutta la Puglia) che nei giorni che precedono la Pasqua avrebbero venduto il prodotto simbolo della festa nelle piazze pugliesi, per raccogliere fondi e finanziare progetti a sostegno delle persone fragili. La zona industriale di Noci è il crocevia di questa crisi drammatica che coinvolge una delle realtà italiane più importanti nel settore, la Dulciar della famiglia Laera, insieme ad altre imprese del settore come la Maglio di Maglie, la Bernardi di Grottaglie e altri produttori artigianali. A questi si aggiungano le organizzazioni del terzo settore e le onlus che perdono una ghiotta opportunità di autofinanziarsi. Se, dunque, le aziende del settore dolciario stanno subendo un brusco calo (40% secondo le prime stime), per le associazioni le perdite rasentano l’80-90%, col 10-20% che ha limitato i danni vendendo uova a domicilio e online.
«Per la nostra azienda – spiega Gianfranco Laera, 41 anni, socio della Dulciar amministrata dalla madre Vita Mangini – i divieti imposti alle onlus comporteranno ricadute importanti”.
Com’è la situazione?
«Non ce la possiamo prendere con nessuno perché per aziende come Dulciar che concentra il 60% del fatturato sulla vendita alle onlus, il danno è notevole. Per fortuna la grande distribuzione organizzata ed i negozi di vicinato stanno lavorando, in più da anni vendiamo i nostri prodotti online ed abbiamo una produzione con respiro annuale e linee diverse dalle uova di cioccolato, tipo la pralineria ed altri prodotti dolciari che esportiamo».
Quali potrebbero essere le conseguenze?
«I segnali non sono positivi. Molte onlus hanno ritirato il prodotto a febbraio, quando l’emergenza non era scattata, ed essendo rimasto invenduto non hanno la possibilità di pagare le forniture che abbiamo cominciato a produrre nel mese di gennaio, assumendo personale stagionale fino a 40 dipendenti».
Come va con la Gdo e i piccoli commercianti?
«Anche loro sono in sofferenza: stanno allertando i fornitori per possibili ritardi nei pagamenti ed un probabile reso eccessivo rispetto al passato».
Intanto le organizzazioni di categoria hanno esposto al Governo le difficoltà del settore (40 le grandi aziende in Italia, che si aggiungono a una miriade di produttori artigianali) per le quali il fatturato non consente alle imprese di coprire i costi e bisognerebbe prevedere degli indennizzi. E le onlus? Si ingegnano. Le delegazioni Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), ma anche Anfass, Agebeo, Amo, Agos e altre del barese non si sono perse d’animo e pur non potendo, per l’emergenza coronavirus, svolgere la tradizionale distribuzione di uova nelle piazze, hanno promosso raccolte fondi online all’insegna del «Restiamo a casa ma salviamo la ricerca e l’assistenza».
(TRATTO DA LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 4 APRILE 2020)

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