Sammichele – La storia del carnevale (PARTE 2)

di MARCELLA ZACCHEO – Dal 17 gennaio sino al martedì che precede il mercoledì delle Ceneri, Sammichele celebra il suo carnevale ogni anno. Una festa popolare molto sentita. Il ballo, si potrebbe dire, fa parte del dna del sammichelino doc. Lorenzo Liotino appartiene ad una famiglia che ha organizzato numerosi “festini” carnascialeschi e ci racconta la storia di una festa danzante che ha inizio nel palazzo del conte Miguel Vaaz, fondatore del paese nel 1609. Nato come concessione al popolo da parte del feudatario che ospitava una volta l’anno nella sua elegante dimora i braccianti che tutto il giorno erano occupati a lavorare le sue terre è divenuta nel tempo una tradizione. Il festino nasce soprattutto come occasione per maritare le figlie in una società patriarcale e contadina. “Per noi ragazzi era il momento del corteggiamento anche perché le ragazze avevano solo quel momento per socializzare effettivamente”, spiega Liotino. Alle fanciulle era vietato andare a ballare da sole. Era necessaria la presenza dei genitori e dei fratelli che avrebbero monitorato l’ambiente. “Le ragazze erano sotto stretto controllo”. Ecco il beneficio che poteva scaturire dall’indossare una maschera di carnevale. “la maschera invitava a ballare e sotto mentite spoglie invitava a ballare un ragazzo e nasceva un dialogo: mi hai conosciuto? Sai chi sono? In qualche caso, era difficile riconoscerle perché cercavano di modificare anche la voce ma noi eravamo abili a svelarne l’identità”. Nascevano le strategie per capire chi si celasse sotto la maschera. “Un conduttore non mascherato era ed è indispensabile per essere accolti e riconosciuti dal caposala. “Dal conduttore era facile risalire all’identità del gruppo familiare. In qualche caso, chiedevano a qualcuno di loro conoscenza non sammichelino di accompagnare il gruppo di maschere e ciò rendeva più difficile tutto”. Regole severe nel festino. I maschi seduti su una lunghissima panca di legno ad un estremo del salone e le donne, sedute su una panca analoga all’estremo opposto. “Il caposala ordina al portinaio di far entrare il gruppo di maschere; a volte, poteva accadere che il caposala non gradisse la presenza di quel determinato conduttore e in tal caso il gruppo non aveva il permesso di entrare; oggi, per fortuna questa rigidità si è affievolita e tutti possono entrare”. Il caposala era ed è il dominus del festino. Tutto deve passare da lui. Oggi, i giovani non hanno più così tanta paura del caposala ma in passato poteva prendere il tuo cappotto ed espellerti dal festino in qualunque momento. “Se eri un abituale frequentatore di un determinato festino non potevi frequentarne un altro, non ti avrebbero fatto entrare, oggi tutto questo si è allentato”, dice Liotino. Anzi, aggiunge: “oggi è diventato il contrario”. Appena giunge un gruppo in maschera il caposala chiede: “ci sono maschere? Se la risposta è sì, aggiunge: prepariamoci e facciamo entrare le maschere. Il gruppo esegue un primo ballo di accoglienza. A quel punto il caposala ordina al conduttore di scegliere il ballo preferito”. Il conduttore indica il ballo. La formula è a questo punto: “maschere e conduttore potete invitare al ballo”. Si comincia. (seconda parte)

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