MARTUCCI una storia (in)finita

Il comitato STOP Martucci, in una nota, dichiara: Qualche giorno fa, precisamente il 16 febbraio, è andato in scena l’ennesimo atto (purtroppo non teatrale ma reale) dell’eterna vicenda giudiziaria riguardante quella discarica di rifiuti solidi urbani che da ormai  oltre 35 anni incombe sulla salute del nostro territorio e, di conseguenza, di noi tutti: la discarica Martucci. 

Per il giorno 16, infatti, era atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato (e non del TAR come alcune  associazioni e organi d’informazione hanno riferito) circa il ricorso presentato dalla “Progetto gestione  bacino Bari cinque srl” (il gestore della discarica) contro l’ultima sentenza del TAR a loro sfavorevole.  

Tradotto in parole più semplici, da questa data e dalla decisione del Consiglio di Stato dipendeva il pericolo concreto di una imminente riapertura delle vasche della discarica Martucci. 

Ma prima di scoprire e comprendere cosa è successo in questo ultimo capitolo è necessario fare un passo  indietro e ripercorrere, insieme, gli ulteriori recenti capitoli che hanno costellato questa infinita vicenda e  che il nostro Comitato STOP Martucci ha vissuto e combattuto in prima persona. 

Partiamo dal dicembre 2021 data in cui la Regione Puglia approva il piano regionale dei rifiuti nel quale  inserisce le vasche A e B (il lotto 2) dell’impianto di Martucci e, contemporaneamente, con un  emendamento a firma dell’ex assessora della giunta Colonna, Lucia Parchitelli, impone la chiusura di tutte  le attività nel sito di Martucci entro fine 2025, tuttavia senza stralciare tale lotto 2 dal Piano. 

E’ doveroso ricordare che, come è stato accertato durante il processo per disastro ambientale, le vasche in  questione furono costruite non rispettando le norme di legge, con materiali per l’impermeabilizzazione  scadenti e falsificando i collaudi. Inoltre dal 2012 una di esse risulta esser piena per metà della sua capienza  di rifiuti “tal quali” (cioè non differenziati) che insistono direttamente sulla enorme falda acquifera che  scorre sotto località “Pozzo Vivo” e, quindi, sotto Mola. 

Per tali motivi ed in seguito alla sciagurata decisione della giunta regionale di reinserire Martucci nel piano  regionale di rifiuti, prima di riprendere lo sversamento al loro interno di rifiuti, le vasche devono,  tassativamente, essere ricostruite di sana pianta. 

Per i primi sei mesi del 2022 i tecnici della regione bocciano le tante proposte progettuali proposte dai  gestori dell’impianto di contrada Martucci, la “Progetto gestione bacino Bari cinque srl”, in quanto non  soddisfano i requisiti di sicurezza minimi per una discarica. 

Come spesso accade in questi casi, la querelle tra i gestori della discarica – che vorrebbero riattivare le  vasche con una procedura più “snella” – e la Regione – che, con il Settore AIA (Autorizzazione Integrata  Ambientale) richiede che invece la riattivazione venga eseguita seguendo la procedura prescritta dal CTU in  sede di processo penale – finisce nelle aule del tribunale. 

E così, l’8 marzo 2022 la causa viene discussa davanti al giudice del TAR il quale impone al gestore non solo  di seguire le direttive regionali per la progettazione delle nuove vasche ma anche di cominciare una nuova  Valutazione di Impatto Ambientale. 

Arriviamo così all’ultimo (?) capitolo: 

La “Progetto gestione bacino Bari cinque srl” non si arrende e, nel luglio 2022, fa ricorso al Consiglio di  Stato contro la sentenza del TAR, con la speranza di un giudizio, questa volta, a loro favorevole che gli  consenta di riattivare le vasche della discarica con una procedura semplificata. Procedura che ridurrebbe di  molto i tempi per l’ottenimento dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e di innescare nei prossimi  mesi l’avvio delle autorizzazioni per giungere al ripristino delle due vasche e, quindi, in sostanza alla  riapertura della discarica.

Ebbene, come abbiamo scritto all’inizio, il pronunciamento del Consiglio di Stato circa il ricorso presentato  dalla “Progetto gestione bacino Bari cinque srl” era atteso per il giorno 16 febbraio ma, evento spesso  ricorrente nella decennale storia della discarica, non ha avuto alcun esito concreto. 

Infatti, cercando informazioni sul sito www.giustizia-amministrativa.it circa l’udienza pubblica in questione,  il procedimento risulta “cancellato dal ruolo”. 

Quindi, al momento, l’ennesima data cruciale che avrebbe potuto decretare il destino della discarica  Martucci sembra essersi risolta in un nulla di fatto. 

In attesa di ulteriori informazioni che chiariscano quanto accaduto in sede di giudizio la nostra speranza è  che non si sia giunti ad un accordo tra le parti (Regione Puglia e “Progetto gestione bacino Bari cinque srl” )  che ha fatto decadere le cause del ricorso. Ma non trapelando alcun dettaglio su quanto accaduto giorno 16  febbraio, i nostri timori o speranze su quanto possa essere realmente accaduto, restano soltanto delle  ipotesi: 

Ai gestori della discarica sarà concesso di riattivare le vasche con una procedura “semplificata”? Sono stati  invece obbligati a rifare da zero le vasche, smaltendo tutti i materiali usati e costretti a cominciare per  intero la procedura di Valutazione Ambientale? Oppure hanno trovato un accordo con la Regione Puglia  che da sempre sembra continuare a perseguire l’idea malsana di una necessaria riapertura?  Non ci è dato saperlo. Peraltro, a leggere oggi un articolo de “La Gazzetta del Mezzogiorno” sembrerebbe  che l’AGER (Agenzia Regionale Gestione Rifiuti) diretta dall’avv. Grandaliano stia cercando in ogni modo di  ottenere dalla Regione Puglia la riapertura delle discariche di Corigliano d’Otranto e di Martucci. 

Quello che sappiamo e vediamo è invece questa strana aria di ottimismo sulla vicenda Martucci mostrata  dalla nostra amministrazione e da alcuni politici ed associazioni ambientaliste locali con cui abbiamo avuto  modo di confrontarci. Ottimismo che scaturisce dal fatto che, a detta loro, questa sequela di rinvii e  mancanze di decisioni certe sulla vicenda non fa altro che avvicinarci alla data di fine 2025 ovvero la  cessazione di qualunque attività in contrada Martucci, così come scritto nell’emendamento. 

Ottimismo da cui noi ci siamo da sempre smarcati.  

E’ sufficiente conoscere la storia della discarica per comprendere quanto sia fondamentale non abbassare  mai la guardia su quanto accade in contrada Martucci. E su quanto sia importante non farsi pervadere da  alcun sentimento di ottimismo e continuare invece a non indietreggiare di un millimetro dalla ferma  posizione di perseguire, coinvolgendo attivamente la cittadinanza, l’unica soluzione possibile: la chiusura di  ogni attività e la bonifica di contrada Martucci. 

Già nel 1990, dopo anni di denunce circa lo stoccaggio di rifiuti tossici e radioattivi, ad appena sei anni dalla  sua apertura ufficiale, la discarica chiuse a causa di analisi delle acque di falda che denotarono valori  superiori ai limiti di legge. Per poi riaprire a distanza di poco tempo grazie al solito “escamotage” di una  sopraggiunta situazione di “emergenza rifiuti”. Emergenze che si sono susseguite per tutti gli anni novanta toccando vette paradossali come accadde nell’ottobre del 1995 quando il Tar chiuse la discarica e in 24 ore  la provincia ne ordinò la riapertura! 

Per tutti gli anni 2000, fino al 2012, l’impianto di discarica è cresciuto e si è ampliato seguendo il ritmo  dettato dalle varie emergenze rifiuti: si è passati dal progettarne la bonifica (fonte documenti ENEA del  1996) a rendere, sotto l’amministrazione Fitto, Martucci la discarica di conferimento di un’area  comprendente 21 comuni (ne erano la metà). 

Il leitmotiv si è ripetuto anche durante l’amministrazione Vendola: denunce a cui seguono chiusure, a cui 

seguono a loro volta le emergenze rifiuti, autorizzazioni in deroga, sopralzi e ulteriori denunce e così via in  un circolo infinito a cui ci tocca assistere da decenni. 

A tenere viva l’attenzione sulle problematiche di Martucci durante tutti questi anni sono stati i comitati  cittadini attivi fino dal 1990, i sindacalisti e i giornalisti locali, gli studenti dei licei di Mola e Conversano, i  contadini della contrada, i commercianti e le associazioni ambientaliste, i singoli cittadini come Domenico  Lestingi che hanno rischiato in prima persona per portare alla luce i rischi per la nostra salute causati dalla  gestione scellerata della discarica. 

Ed in passato, più di quanto purtroppo accade ora, la politica locale sembrava voler supportare la  discussione con azioni concrete come per esempio il consiglio comunale del 2001 svoltosi in piazza a Mola,  con la presenza dei consiglieri anche dei comuni contermini. 

Quella che oggi stiamo vivendo è una fase cruciale del destino di contrada Martucci e di conseguenza della  vita del nostro territorio e di tutti noi. Sarebbe quindi opportuno che la nostra amministrazione, i nostri  politici e qualunque attore coinvolto in questa vicenda non relegasse il problema a piccoli spazi di  trattazione pubblica o si trincerasse in incaute dichiarazioni ottimistiche. 

Al contrario è il momento di puntare ancor di più i riflettori sulla vicenda, risvegliare il torpore cittadino e  pretendere dagli organi amministrativi di qualunque grado e ruolo quello che è mancato in tutti questi anni in contrada Martucci: trasparenza e giustizia.  

Tornando a quanto accaduto il 16 febbraio, quello che vorremmo è: 

– conoscere le motivazioni che hanno portato all’annullamento del ricorso al Consiglio di Stato – conoscere, se ci sono stati, gli accordi che hanno portato all’annullamento del ricorso 

Le vicissitudini passate e le attuali crisi nel conferimento dell’indifferenziato, al contrario dell’ottimismo  altrui, ci fanno guardare con scetticismo a quell’orizzonte temporale di chiusura attività a fine 2025. Questo  perché se la volumetria presente a Martucci sarà necessaria a chiudere il ciclo dei rifiuti in Puglia (come  postulato dal piano) non esiteranno a prorogare questo limite come succede ormai dal lontano 1984, anno  in cui la discarica fu autorizzata. La “storia è maestra di vita”, diceva Cicerone. 

Inoltre conosciamo con precisione i bisogni futuri che la nostra regione deve affrontare per chiudere il ciclo  dei rifiuti. Infatti, con la diffusione, nei prossimi anni, del porta a porta anche nelle grandi città come Bari  (nel quartiere San Paolo ha già avuto inizio) sarà sempre più impellente la necessità di realizzare impianti in  grado di gestire la frazione di rifiuto umido, così come sancisce il piano dei rifiuti approvato. 

Difatti, è notizia di questi giorni che la Metamola srl, controllata da una holding finanziaria di Milano, ha già  stipulato un preliminare di vendita, stipulato davanti ad un Notaio e trascritto nei registri immobiliari, per  acquistare (al costo fuori mercato di 60.000 € ad ettaro) 5 ettari a nord ovest di Mola, in contrada  Scannacinque, per costruire proprio uno di questi impianti in grado di trattare i rifiuti e trasformandoli in  metano.  

Sulla notizia al momento sembra aleggiare un’aria di mistero, con risposte vaghe e confuse  dell’Amministrazione Colonna. Anzi si è passati da un quasi avvallo con dichiarazioni favorevoli a queste  tipologie di impianti rispetto, per esempio, alle trivellazioni in mare, a successivi annunci di contrarietà a  qualsivoglia insediamento che abbia impatti ambientali negativi sul territorio comunale. Senza però, di  fatto, giungere ad alcuna vera posizione chiara e tranciante verso la possibilità che tali impianti possano  essere realizzati sul nostro territorio, che già soffre di un forte impatto ambientale a causa della inquinante  presenza del sito Martucci. 

Quindi, allo stato attuale delle cose, mentre è ancora in bilico l’eterna questione della discarica Martucci  sembra aleggiare all’orizzonte un altro pericolo da respingere. Quello della realizzazione sul nostro 

territorio, che ha già pagato abbondantemente dazio alla scellerata gestione dell’industria dei rifiuti da  parte della nostra Regione, di un ulteriore impianto di trattamento.  

Mentre attendiamo da mesi che ci vengano date delle risposte alle nostre domande come, per esempio,  sapere quando saranno bonificate le aree in cui si è accertata la presenza di rifiuti nell’area vasta di  Martucci (ricordiamo solo a titolo di esempio i 33000 metri quadri di rifiuti seppelliti a soli 2 metri di  profondità sotto un vigneto adiacente la discarica, e della cui esistenza abbiamo informato la Procura della  Repubblica, oltre le tante altre discariche provvisorie mai bonificate nel territorio molese) apprendiamo,  come fosse uno sberleffo, la possibilità che sulle nostre già martoriate campagne venga realizzato un nuovo  impianto di trattamento dei rifiuti. E’ il caso di dire “basta!” 

Ma questo “basta!” deve essere una voce comune sentita da ogni singolo cittadino che ha a cuore la  sopravvivenza del territorio in cui vive.  

Da questo “basta!” deve partire ogni programma politico di qualsivoglia candidato sindaco delle imminenti  prossime elezioni amministrative. Non può esserci alcuno spazio per velleitari sogni di una Mola turistica e  futuristica se non si è in grado di impegnarsi concretamente nel combattere e difendere il proprio territorio  

e la propria comunità dai soprusi e dalle ingiustizie che tutt’oggi ne minano vivibilità e salute, come la  discarica Martucci. 

Mola ha bisogno di una comunità e di una rappresentanza politica in grado di dire finalmente questo  “basta!”.  

Non abbiamo più tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *