Monopoli, un ricordo del Conservatorio (prof. Giangrande)

Riceviamo e pubblichiamo nota del prof. Angelo Giangrande, relativamente ai festeggiamenti del 50° anniversario del Conservatorio di Monopoli.

La mia partecipazione ai concerti che il nostro Conservatorio sta organizzando per celebrarne il 50° anniversario, mi ha creato forti emozioni nel ricordare i primi passi di quella Istituzione ed il desiderio di metterne per iscritto alcuni momenti, note che allego

Gentile Maestro,

con molto piacere ed interesse sto seguendo i concerti che opportunamente il nostro Conservatorio di Musica, ottimamente da te diretto, ha organizzato per celebrare il cinquantesimo compleanno della nostra importante Istituzione per l’occasione tenuti dai nostri Docenti ed Allievi e grande è la mia emozione nel vedere tra gli esecutori alcuni miei ex alunni della Scuola Media Annessa.

Ciò mi riempie di orgoglio perché chi scrive ha vissuto in prima persona i primi passi compiuti dal nostro Conservatorio.

E’ da segnalare che il tutto è nato da un’Amicizia tra due Illustri Personaggi del secolo scorso: il nostro Senatore Luigi Russo ed il Maestro Nino Rota.

Un’Amicizia sincera, rispettosa, gentile come era il carattere dei due, come di due innamorati. Sì. proprio così, e posso testimoniarlo perchè presente nei loro vari incontri a Monopoli in occasione di alcune iniziative che organizzavo in quella scuola: la festa di S.Cecilia; il precetto pasquale, che all’epoca era consuetudine celebrare nelle scuole; i saggi finali di studio, ecc.

Posso raccontare ciò perché, è bene precisare subito, che lo scrivente nell’estate del lontano 1971 avendo letto sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” che era intenzione della nostra Amministrazione Comunale, guidata dall’esimio  prof. Angelo MENGA, istituire nella nostra città una Scuola Media distaccata dal Conservatorio di Musica  “N.Piccinni” di Bari, ( vedi atto deliberativo della Giunta Comunale n. 58 del 25.01.1971), mi affrettai, appena laureato, a presentare, come da normativa, domanda di supplenza per insegnare matematica e scienze.

Essendo stato l’unico a presentare domanda per tali materie, mi fu conferita dall’allora direttore, il famoso Maestro Nino ROTA, la nomina di supplente.

Considerato che tra i primi sei docenti di quella 1^ classe di scuola media ero l’unico di Monopoli, fu giocoforza per il  M° Rota affidarmi l’incarico di suo fiduciario.

Pertanto se Russo, Rota e Menga sono stati “la mente” , chi scrive è stato il “braccio operativo”e dei quattro sono l’unico vivente che ne può raccontare la storia.

Ed in tale veste di addetto alla vigilanza della sezione staccata, ho avuto l’onore fino al 1977 (anno del pensionamento del Maestro) di incontrarlo di frequente per discutere dei problemi della nuova unità scolastica trovando sempre grande attenzione perché sapeva che la scuola stava al cuore al suo caro Amico. 

Il Maestro dimostrava apprezzamento per il lavoro improbo che mi trovavo svolgere.

Infatti, poichè  il M.° Rota, ma anche tutti i suoi successori, era sempre impegnato nella sede centrale di Bari, toccò quindi allo scrivente seguire tutta la vita della nascente scuola.

Per cui oltre a svolgere il compito di insegnante di una materia impegnativa, dovevo adempiere a tutte le altre competenze proprie di un Capo di Istituto: mantenere i rapporti con il Provveditorato agli Studi e gli Enti Pubblici; provvedere alla corrispondenza; nominare i docenti supplenti; presiedere il collegio docenti, i consigli di classe; la giunta esecutiva ecc. 

E’ bene dire che all’inizio la scuola stentava a decollare anche perché veniva erroneamente definita, nome che si è portato dietro per molti anni, come una “Scuola Media Musicale” e quindi come se fosse una scuola di musica e non, come effettivamente era, una scuola media pari  tutte le altre per programmi di studio, orario delle lezioni, insegnanti nominati dal Provveditorato agli Studi, ecc. con il vantaggio di poter studiare gratuitamente e con docenti validi, la musica in modo professionale.

Per cui lo scrivente verso la fine di ogni anno scolastico “caricava” nella sua “cinquecento” alcuni alunni della scuola e, col consenso  dei Direttori Didattici, presentava agli alunni di 5^ elementare le finalità della nostra scuola con lo scopo di invitarli ad iscriversi. Per tale occasione distribuivo un depliant illustrativo della scuola alla cui elaborazione collaborava il nostro Sen. Luigi Russo, cui si deve l’intuizione di istituire tale scuola Monopoli. 

Infatti, come già detto, fu proprio il Senatore a chiedere al suo intimo ed affezionato amico Nino Rota di istituire a Monopoli una tale scuola. 

A tutta prima il Maestro titubava, come mi raccontava il Senatore, ma all’Amico non potè dire di no e firmò la necessaria relazione che doveva, secondo la vigente normativa, accompagnare l’atto deliberativo del comune (vedi allegato).

Inutile dire che non era cosa facile ottenere dal Ministero della P.I  l’autorizzazione alla richiesta istituzione. Si tenga conto che all’epoca (1971) i Conservatori Musica in tutta Italia erano solo una trentina e molti capoluoghi di provincia non lo avevano. Per di più Monopoli distava solo 40 chilometri da Bari. 

Ma qui giocò un ruolo importante la prestigiosa figura del nostro Senatore, unanimemente riconosciuto in Senato come Uomo di Alta Cultura, tanto che per diverse legislature è stato presidente della Commissione Senatoriale della Pubblica Istruzione e Belle Arti. 

Pertanto l’allora Ministro alla P.I on.le  Misasi non poté non accogliere la richiesta e con telegramma inviato al Senatore il 9 settembre 1971 (allegato) ne autorizzava l’istituzione.

 

E’ impresa difficile condensare in poche righe le difficoltà che lo scrivente dovette affrontare per far crescere le neonata scuola. Tra l’altro all’inizio non avevamo suppellettili; niente registri; niente lavagna e cattedra.

E fu grazie al mio incarico di giovane consigliere comunale che ebbi la possibilità di chiedere ed ottenere, dal comune, non senza fatica, le prime suppellettili.

Ma non era presente nessuna unità di segreteria e di personale ausiliario. 

Per cui toccava a me, per i primi anni, oltre ad insegnare matematica e scienze, svolgere anche il compito di bidello e di segretario. 

Infatti non essendoci, per i primi tre anni, nessuna unità di personale ausiliario e di segretario, toccava a me aprire e chiudere la scuola al mattino ma anche al pomeriggio per le lezioni di strumento; spazzavo e spolveravo i banchi; a volte lavavo i pavimenti; avevo imparato a protocollare la posta, a rilasciare i certificati ed a volte copiavo le tabelle dei nostri stipendi perché, la segreteria di Bari da cui dipendevamo, mal sopportava il nuovo carico di lavoro e se volevamo essere pagati ogni mese copiavo le tabelle degli stipendi dei mesi precedenti; settimanalmente mi recavo a Bari per il disbrigo di alcune pratiche che richiedeva la firma del direttore.

Quella prima classe di scuola media formata da solo 14 alunni (7 maschi e 7 femmine) trovò allocazione

nel piano cantinato della scuola media “G.Galilei” in un’aula con le finestre in alto che si affacciano su via Lepanto all’altezza dove ora vi è una cabina telefonica. 

Di quei primi 14 alunni 10 chiesero l’iscrizione alla classe di pianoforte; due a violino; 1 a clarinetto ed 1 a flauto.

Per curiosità aggiungo che l’unico alunno di flauto fu affidato all’insegnane di clarinetto (Benito Portino).

 

Successivamente trovammo una sistemazione, prima nel cosiddetto “Palazzo Pepe” in via Petracca e poi nel palazzo storico Martinelli/Meo-Evoli in via O.Comes. dove abbiamo operato fino alla metà degli anni ’90. Inutile dire dell’impegno profuso dallo scrivente per ottenere locali sempre più ampi dato che la scuola continuava a crescere, fino a chiedere (fine anni ‘80) che ci venisse assegnata come sede definitiva la ex. Caserma “S.Antonio che all’epoca era in grave stato di abbandono.

 

Impossibile descrivere in poche righe le difficoltà ed i risultati conseguiti: solo alcuni episodi per dare un’idea di quello che mi toccava fare.

 

Quando nel secondo anno scolastico la scuola aveva bisogno di una seconda aula mi presentai al nuovo preside della scuola media ”G.Galilei”, per chiedergli tale nuova aula, per tutta risposta mi disse che noi dovevamo andar via! 

Allora mi misi alla ricerca, d’intesa con la Civica Amministrazione, di una nuova sede che dopo varie proposte ci fu offerta, in coabitazione con una succursale della scuola media “V.Sofo”, al piano terra del palazzo Pepe in via Petracca, appena lasciato libero dall’Istituto Tecnico Industriale.

E qui cominciarono i miei guai, perché c’erano delle parti comuni che toccava anche a noi pulire e lavare una volta al mese: il lungo e largo corridoio; la palestra, i bagni: ma non avevo un bidello!

Cominciai a tergiversare con la preside rimandando di mese in mese il nostro turno, ma dietro le proteste dei suoi bidelli si dovette provvedere e quindi con la mia fidanzata, ora mia moglie, una sera, armati di scopa, secchio e strofinacci spolverammo e lavammo quanto dovuto.

La cosa non mi pesò e lo racconto con orgoglio per il bene di quei miei ragazzi!

E quando, finalmente dietro le mie proteste la sede di Bari ci inviò un bidello lì in servizio, la situazione non migliorò perché detta unità arrivava da Conversano a lezioni iniziate ed andava via quando ancora c’erano lezioni, per cui toccava ancora a me aprire e chiudere la scuola mattino e pomeriggio. 

 

Ma cosa più grave è che quando gli dissi che doveva spolverare e lavare i pavimenti si rifiutò comunicandomi che nella sede centrale, da dove proveniva,  i bidelli non facevano questo, perché vi provvedeva una impresa di pulizia! 

Immaginate la mia delusione!

Forte di questa affermazione pretesi che anche a Monopoli ci fosse un’impresa di pulizia: e così fu.

 

I rapporti con la sede centrale, come detto non erano idilliaci: anzi.

A volte quando portavo documenti da completare, me li strappavano in faccia sottolineando che la nostra scuola era un peso per loro, detto in termini molto più volgari che mi ferivano notevolmente, e solo facendo intervenire il M°  Rota riuscivo ad ottenere quanto da loro dovuto.

 

Ma anche per far crescere la nostra scuola ho dovuto penare le famose 7 camicie.

Un episodio per tutti.

All’inizio di ogni a.s. bisognava chiedere al Ministero nuovi  docenti di strumento in base al numero di alunni che superavano il previsto esame di ammissione, ma chi di competenza non vi provvedeva per cui molti alunni non potevano essere ammessi alla frequenza.

Allora presi l’iniziativa di sottoscrivere con il M.° Rota un accordo forte del quale pretendevo che gli uffici vi provvedessero ( in allegato un accordo firmato di proprio pugno dal Maestro che conservo gelosamente).

 

In trenta anni che ho seguito quella scuola molti altri episodi che ho dovuto seguire meriterebbero di essere annotati.

Avevo cominciato negli anni passati a scrive la storia di questa importante istituzione e chissà che non riesca a portala a compimento.

Tra questi episodi meriterebbero di essere annotati i passi compiuti per la richiesta di nuovi spazi per la scuola in continua crescita; l’ampliamento delle classi strumento; i rapporti con gli Enti Pubblici non sempre idilliaci; la ricerca di una sede definitiva (dopo tanto girare la mia attenzione si appuntò sull’attuale sede all’epoca in stato di abbandono e le pressioni perché si addivenisse alla sua ristrutturazione) ; la richiesta dell’autonomia da Bari dati i non buoni rapporti con gli Uffici di quella sede (conservo agli atti copie degli interventi in merito dell’on.le Renato Dell’Andro e dello stesso Statista Aldo Moro risalenti all’anno 1977 e seguenti sollecitati dall’allora sindaco  prof. Laganà));  ecc.

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E quando finalmente l’Istituto, divenuto finalmente autonomo e con un suo Direttore, potevo finalmente essere tranquillo che chi di dovere ne avrebbe seguito diligentemente i futuri sviluppi,  accettai la nomina da parte del Provveditorato agli Studi di Bari di Dirigente Scolastico presso il Circolo Didattico ”G.Marconi” di Locorotondo,( incarico che mi veniva offerto da anni perchè ai primi posti dell’apposita graduatoria provinciale ma a cui rinunciavo per continuare a seguire la “mia scuola”).

E lì  ho concluso la mia carriera professionale.

 

 

Concludo affermando che l’impegno gravoso che ho dovuto affrontare mi lasciano soddisfatto per aver contribuito alla crescita culturale della mia Città con una Istituzione che molti ci invidiano!

Prof. Angelo Giangrande

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